Le Storie

110, lode e Michele Salomone di Giulia Porcaro

 

Non so precisamente quando sia nato il mio amore per la Bari. Ricordo però che una delle mie prime volte al San Nicola fu in occasione della famosa Bari-Lazio del ’99. Si, forse è stata proprio quella la mia prima volta. Avevo appena 10 anni, ma già dall’età di 8 ero pratica nell’accendere discussioni calcistiche a scuola con i miei compagni di classe. Milanisti e juventini, soprattutto. Ebbene si, sono “doppiofedista” anch’io. Sin da piccolina.

La Bari è il mio amore non te lo so spiegare tanto non capiraaaai…ma per quella squadra nerazzurra da tutti odiata, ho sempre avuto un debole.

A Bari non nevica quasi mai, ma quel 31 gennaio nevicò molto. Tanto che tutti i bimbi del palazzo scesero in cortile, quasi per festeggiare l’evento, lanciandosi palle di neve e dedicandosi alla costruzione di simpatici pupazzi.

Io invece ero in curva sud con la mia mamma. È con lei che ho sempre condiviso la passione per il calcio. Anche lei infatti, oltre ad amare il rosso e il bianco, nutre quella simpatia inspiegabile per quei due colori lì, il nero e l’azzurro. Che tra l’altro insieme non c’azzeccano niente, diciamolo. Ma che ci possiamo fare, nessuno è perfetto.

Quella partita lì la perdemmo 3 a 1 contro una grande Lazio e un Vieri in forma strepitosa che mise a segno il goal dello 0-2. Impazzivo per Bobone, lo avrei tanto voluto nella mia Bari. Ricordo che mamma mi tenne i piedini al caldo avvolti in un plaid per tutti i 90 minuti, e  non smetteva di dire la sua anche a centinaia di metri dal campo di gioco, neanche fosse Fascetti. Masinga era sicuramente quello a cui più fischiavano le orecchie. Quest’abitudine non se l’è mai tolta. Così come la passione per questo gioco fantastico, che anzi è aumentata sempre di più. Oggi mi diverto a prenderla in giro quando la scopro a guardare le repliche di partite dei Mondiali. O degli Europei. Ogni tanto le faccio dei video di nascosto mentre appunta i risultati delle partite sul suo taccuino. Oppure a tavola le chiedo di ripetermi i calci di punizione e i calci d’angolo battuti durante la partita che ormai ha rivisto sei o sette volte.

Io non sono così malata. Amo il calcio, mi piace andare allo stadio, mi piace quel clima che si crea tra tutti i tifosi. Mi piace la curva nord e la passione dei baresi. Mi piace cantare, gastemare l’arbitro, battere le mani a tempo. Ma non sono poi così esperta dal punto di vista tecnico.

Le mie amiche mi hanno sempre presa in giro per le App sull’iPhone che mi avvertono dell’inizio della partita del Bari, dei goal, delle espulsioni e soprattutto dei video salienti, di cui hanno imparato a memoria il suono, diverso da quello dei goal. Ma hanno sempre saputo che questo mondo è quello dei miei sogni.

Così a proposito di sogni, come quello che la Bari ci ha regalato nella scorsa stagione, un giorno ho deciso che avrei fatto la mia tesi di laurea sulla Bari.

Sono a lezione di Consumer Behaviour, che detto per come mangiamo, sarebbe Comportamento del Consumatore. Il Prof durante la spiegazione cita il Bari, così ne approfitto e a fine lezione mi avvicino un po’ titubante. Gli ho già chiesto la tesi qualche tempo prima.

“E se la facessi sul Bari, la tesi?!”

Lui mi guarda un po’ perplesso, ci pensa e mi dice: “Ci sarà da lavorarci un bel po’ ma se te la senti…FACCIAMOLA!”

Da lì incomincia uno dei periodi di studio più interessanti, stressanti ed intensi della mia carriera universitaria. Un’estate a Gallipoli trascorsa al Pc e mail continue al Prof che non lasciavo tranquillo neanche in vacanza.

Ricerche su ricerche, pelle più bianca che mai ed il mare che rimane solo un miraggio: Casper mi faceva un baffo!

Poi le interviste ai giornalisti Enzo Tamborra e Michele Salomone a cui ho posto alcune domande che si sono trasformate in piacevoli chiacchierate in cui mi hanno trasmesso tutta la loro passione per la maglia biancorossa.

E poi quel giorno lì che non dimenticherò mai. Quel giorno in cui avevo appuntamento con il presidente Paparesta.

Porta 1 Stadio San Nicola. Entro, dico buongiorno, ma erano tutti nei loro uffici. Resto per qualche secondo sulla soglia e mi guardo intorno quasi come una bambina al lunapark. I secondi più lunghi mai vissuti nella mia vita vengono interrotti quasi subito.

“Prego chi cerca?”

“Ehm ho un appuntamento col Presidente.”

“ Può andare al piano di sopra e farsi annunciare”

“Grazie”.

Così salgo. La segretaria mi fa accomodare in sala d’attesa e nella mia mente inizio a fantasticare e ad immaginare il mio nome scritto dietro una di quelle porte.

“In bocca al lupo! E attendo una copia della tesi!”

Il Gianluca capo – si, perché lì dentro si chiamano tutti Gianluca – mi congeda così ed io torno subito a casa a scrivere quello che avevo appena ascoltato.

Il tempo è volato e dopo pochissimo è arrivato il grande giorno. Il giorno della laurea. Della seconda laurea. L’ultima!

Sveglia alle sette in punto. Faccio colazione, ripeto il discorso, ripeto, ripeto, ripeto….

Alle dieci squilla il mio telefono.

“Pronto?”

“Giulia, sono Michele Salomone. Allora, confermata la tua laurea questo pomeriggio alle 15:30?”

Quell’altalena di ansia ed emozione che già iniziavo a provare dalla sera prima, dopo quella chiamata era diventata una montagna russa.

Michele, quell’idolo di Michele, è venuto alla mia seduta di laurea ed era lì a scattarmi foto mentre cercavo di terminare tutto il mio discorso senza dimenticarmi nulla, intenta a non fare brutte figure.

Com’è andata? Meglio non poteva andare.

110, lode e Michele Salomone.

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Tutte le storie inviate dagli amici di "Che Storia La Bari": tifosi, appassionati, amici e perché no anche nemici. Anche se, per il nostro modo di intendere il calcio, i nemici non esistono.

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