Le Storie

È arrivato il momento

Lo confesso, è la prima volta. È la prima volta che lo faccio. È la prima volta che voglio farlo. È come se mi fossi innamorato, di nuovo. Sono sempre andato allo stadio ma l’abbonamento non l’ho mai fatto. Prima ero piccolino e non ne avevo bisogno, poi ho fatto l’arbitro e la tessera dell’AIA mi permetteva di entrare sempre gratis allo stadio. Anche se potevo andare in tribuna andavo in Curva Nord con tutte le paranoie del caso al tornello. Poi dopo Conte e Ventura mi sono allontanato, lo ammetto. Visto che ci siamo confesso tutto, tifo anche per uno squadrone. Doppiofedista? No, assolutamente, quando si sono scontrate la Bari e l’altra squadra ho sempre tifato Bari. Lo giuro.

Ma poi è arrivata la Bari della passata stagione. Riconquistato, trascinato, folgorato, emozionato, distrutto fin quasi alle lacrime dal goal di Laribi e dal successivo inutile pareggio di Galano. Un amore ritornato più forte che mai, un amore maturo, nuovo, diverso, intenso. E quindi ho deciso, è arrivato il momento. Quest’anno lo faccio. Mi abbono. Con tanto di critiche. Ti abboni? Per la prima volta a 32 anni? Si, mi abbono per la prima volta a 32 anni. Io questa storia non la capisco, questo criticare le persone perché si sono avvicinate o riavvicinate solo l’anno scorso alla squadra non lo riesco proprio a capire. Io non so cosa faranno le altre 56 mila persone di Bari-Latina però so cosa è successo a me.

Io che ricordo il Bari di Maiellaro, di Joao Paulo e Gerson, di Boban e Platt, di Jarni, Farina e Capocchiano, di Protti e Tovalieri, di Kennett Andersson e Ingesson, di Masinga e Zambrotta, di Ventola e Guerrero, di Cassano e Enyinnaya, di Barreto e Kutuzov, di Ranocchia, Bonucci e Almiron, io che non mi interessavano le altre squadre, ma l’album Panini alla pagina del Bari doveva essere completo, io che vado a vedere la Bari sin da bambino grazie a mio padre, ma è sempre grazie a lui che mi piace anche un’altra squadra. E quindi? Non si può? Quello che provo per la Bari è amore vero, autentico, dato al 100%, è come quando mia madre mi chiede vuoi la parmigiana o i panzerotti. Io scelgo i panzerotti, ma non vuol dire che non ami anche la parmigiana.

Quello che è accaduto l’anno scorso è davvero qualcosa di straordinario. Non parlo delle gesta in campo di capitan Defendi & Co. Parlo di quello che è successo a me. Letteralmente conquistato da un gruppo di ragazzi che hanno risvegliato in me la voglia di Bari. Non venite a dirmi che è successo solo perché hanno iniziato a vincere, il biglietto costava poco ecc…ecc…è una cosa che non riesco a spiegare. Quella gioia pazzesca, quegli abbracci agli sconosciuti, quell’aria particolare che si è respirata in città in quei giorni, quei ragazzi sconosciuti divenuti idoli, quelle code interminabili pur di esserci, quello stadio stracolmo di gente, quella piazza stracolma di gente, quelle Peroni passate a giro in curva, quel “vediamoci prima che ci sarà casino”, quel “sto andando a fare i panini per lo stadio, come lo vuoi tu?”, e alla fine quel dolore immenso nella partita con il Latina, quella favola incompleta terminata sul più bello . È vero, non sarà sempre così e ci saranno momenti difficili ma sono pronto. Mi hai riconquistato. È arrivato il momento di ufficializzare questo amore risbocciato. Abboniamoci.

L’11 luglio, è partita la campagna abbonamenti e io il 14 l’ho fatto. Nei primi giorni c’erano solo due punti vendita in grado di rilasciare le nuove LaBariCard. La porta 22 dello Stadio San Nicola e il Bar Viola in Corso Sonnino. Scelgo decisamente il bar Viola, a due passi da casa, alla 22 c’è così tanta confusione che hanno addirittura messo le panchine all’ombra nel viale che precede i botteghini. Vado prima, il 13, di domenica, alle 12.30 ma tanta era la gente che la saracinesca era già abbassata impedendo l’accesso al locale. Ok, andrò domani mi dico.

E così è stato. Sono fuori dal bar intorno alle 10, poca gente fuori ad aspettare, c’è qualcosa di strano, siamo troppo pochi. Entro, chiedo alla signora come funziona e scopro l’arcano: i numerini. Io li odio, è più forte di me, sarà che ho un rapporto conflittuale con quelli dell’Agenzia delle Entrate, ma io i numerini li odio. Sono il numero 46, e quando prendo io il numerino tocca al numero 24. Stamm appost! Ci dicono di aspettare fuori altrimenti, giustamente, si crea casino, nel bar. Io decido di prendermi un caffè ma in realtà è una scusa per cercare di capire un pò come funziona. Documento di riconoscimento: ce l’ho. Carta di credito: ce l’ho. Ti scattano la foto: non sono proprio pettinatissimo oggi. Firmi qualche carta: la penna te la danno loro. Ok sembra facile e veloce, in pochi minuti LaBariCard con su l’abbonamento dovrebbe essere pronta. Forse riesco a tornare a casa per pranzo.

Vado fuori ma il signore col numero 24 ancora deve uscire, esce dopo una mezzora e dice: “Il terminale è un po’ lento, è anche saltato il collegamento”, inizia un po’ di mormorio e parte la chiacchiera tra di noi che aspettiamo. “Ma non sono alti i prezzi?”, “Ma fino a quando costa meno?”, “Ma con il bancomat si può pagare? No? E perché?”, “È vero che si paga la commissione?”. Tra una domanda e un altro caffè, mi rendo conto che i 22 futuri abbonati che mi precedevano in realtà sono scarsi 10. Il tempo passa e la signora alla cassa ha dichiarato che faranno abbonamenti massimo fino alle 13.20 poi si riparte alle 15.00 conservando il numerino. E ora? Se non dovessi farcela stamattina non posso tornare nel pomeriggio. Ok, devo farcela.

Verso le 12.30 arriva una famiglia composta da mamma, figlio ragazzino e figlia/sorella grande. Iniziano a parlare, sono anche loro lì per l’abbonamento, principalmente per il figlio piccolo che è stato promosso e se l’è meritato, “poi visto che sto lo faccio pure a noi”. Hanno il numero 52 ma in realtà sono le prossime dopo di me. L’orologio continua ad andare avanti e sono le 13.10 tocca al 45 e poi ci sono io finalmente. Ed è in questo preciso momento che scatta la domanda della signora: “Scusa giovane, a casa ho mio marito che mi aspetta, devo preparare il pranzo, non è che mi faresti passare avanti?”. Potrei dirvi che ci ho pensato, che avrei potuto fare il galantuomo, ma vi direi fesserie. Non ci ho pensato un secondo, ho risposto così, d’istinto: “Signora, non ci conosciamo, le voglio bene perché sta facendo tre abbonamenti e suo figlio se lo merita tutto dopo l’esame superato ma non esiste che la faccio passare avanti”, la risposta, e poteva andarmi peggio, è stata questa “Moh, e meno male che mi vuoi bene, ci si amaaar”. Ok me lo sono meritato ma adesso signora mi scusi tocca a me.

È il mio turno: documento, carta di credito, fotografia, messaggino della MasterCard che ti avvisa che ti hanno scalato i soldi, un paio di firme ed è finalmente mio dopo “sole” tre ore. Ho il mio abbonamento. La foto non è il massimo, anzi fa parecchio schifo ma non potevo farci molto, ti mettono questa telecamerina davanti e te la scattano. Se poi non ti sei pettinato la mattina è la fine. Posso tornare a casa, con il mio primo abbonamento. Era arrivato il momento.

Post precedente

There is no more story.

Post successivo

La porta scorrevole

marco.napoletano

marco.napoletano

Nato a Bari nel 1982, laureato in economia e commercio e specializzato in marketing. Amo la mia città e non ho mai pensato di andarmene. Ora faccio il dottore commercialista, ho un blog che parla di libri: libripagineparole.blogspot.it e scrivo di sport su blogdisport.it .

Nessun commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>