Le Storie

Arrivederci Klas Ingesson! di Vincenzo Ladisa

Non ce l’ha fatta. Klas Ingesson si è dovuto arrendere alla sfida più importante della sua vita: l’ex centrocampista e storico capitano del Bari è deceduto in Svezia, costringendolo negli ultimi mesi su di una sedia a rotelle. Per molti è stato un idolo indiscusso: giunto in Puglia nel mercato di riparazione nel novembre ’95 via Sheffield, alto e biondo dal fisico statuario, era freddo dal dischetto ma ordinato a centrocampo.  Dalla forza fisica e temperamento dirompenti aveva qualcosa in più, rispetto ad altri: il carattere. In tanti lo ricorderanno per giocate e goal entrati a far parte nel cuore dei tifosi di tutte le squadre in cui ha militato e dato l’anima: nel mio personale album dei ricordi conservo uno dal valore immenso, che porterò per sempre nel mio cuore,uno dei più bei giorni della mia vita…

Era il 5 aprile del 1997, giovanissimo poco meno che adolescente, nel classico sabato sera barese in cui i miei amici andavano a ballare allo Snoopy in prima serata, ci rinuciai per andare allo stadio con mio padre. Era la sera del derby e il derby era e sarà sempre un qualcosa di unico, qualcosa di irrinunciabile e da non perdere. Lo ricordo come fosse ieri quel Bari di Fascetti, doveva essere lo schiacciassassi della serie B ma non decollava e veniva da una serie incredibili di risultati negativi.
“Fascetti un burbero? Si, alla frutta…”  recitava uno striscione in curva. Il tecnico, mai particolarmente amato dalla piazza barese, era in discussione, il pubblico contestava lui e alcuni giocatori: Ingesson e Doll su tutti, venivano accusati di scarso impegno.
Quella serie A, tanto osannata e sbandierata come obiettivo in estate, con una rosa costruita per vincere subito e ammazzare il campionato di B, era solo un’utopia. Invece, il Lecce allenato da Ventura e guidato dai “gemelli del goal”, Francioso & Palmieri, era in piena lotta per la conquista di un posto nella massima serie . In un’astronave semivuota, ormai nessuno credeva più alla possibilità di andare in serie A, ma il Bari di quella magica serata partì forte con Giorgetti, altro giocatore contestatissimo fino al gol capolavoro contro la Salernitana, procurandosi un calcio di rigore. Da quella notte Klas Ingesson prese per mano il Bari e da giocatore contestato diventò mito infiammando il S.Nicola di passione, riscaldando i cuori del popolo biancorosso. Lo svedese si presentò sul dischetto e trasformò il rigore del vantaggio diventando da quel giorno il rigorista biancorosso; poi, illuminato da uno splendido assist di Thomas Doll, il Gigante Buono, con un delicatissimo colpo sotto, superò Lorieri in uscita e regalò  i tre punti al Bari.  Era il gol del delirio biancorosso, della rimonta insperata, dello svedese che prese per mano il Bari e i suoi compagni per non lasciarlo più.
La doppietta di Ingesson e quella vittoria, furono l’inizio di una rimonta clamorosa che portò il Bari alla conquista della promozione in Serie A. Promozione che fu festeggiata in quell’indimenticabile 15 giugno in un San Nicola gremito da circa 60mila anime con il successo sul Castel di Sangro. Roba da non crederci e sarebbe una follia non continuare a farlo oggi…

Klas resterà senza dubbio uno dei giocatori più amati nella storia del Bari. Sono rimasto scioccato alla notizia della sua morte, anche se sapevo dei suoi malesseri. Stava lottando duramente, giorno dopo giorno, contro questa malattia che purtroppo l’aveva consumato. In cuor mio speravo che riuscisse a vincere questa battaglia lottando come faceva in campo e coi suoi avversari. Noi baresi lo ricordiamo come un grandissimo combattente, soprattutto per la sua correttezza e generosità.
Lo scorso aprile sembrava esser uscito da questo tunnel e invece poco più di dieci giorni fa l’annuncio shock con le dimissioni da allenatore dell’Elfsborg. La salute prima di tutto e Ingesson, su consiglio dei medici, aveva deciso di fermarsi per proseguire nelle sue cure. Un’altra sfida impossibile attendeva l’aitante “armadio” scandinavo, ma questa volta ne è uscito sconfitto nel fisico ma non nell’anima… Per tutto il popolo biancorosso sei e sarai sempre un simbolo di umanità, di serieta’ professionale, direi di baresità.

Pochi mesi fa mi aveva colpito la sua dichiarazione rilasciata in un’intervista ad un giornalista di Repubblica “Un vichingo non muore senza lottare. Lo scriva”. La tua grinta e la tua voglia di vincere, la stessa che mettevi in campo,ti ha dato la forza di lottare a testa alta contro “un mostro” che ti stava divorando, ma che da solo non potevi sconfiggere.

Per me la numero 8 sarà sempre la tua maglia, quella del vinchingo Klas, un guerriero tra gli angeli che non ha mai mollato…
Nessuno mai muore davvero, finchè vive nel cuore di chi lo ama..
Arrivederci campione.

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Gianluca Sasso

Gianluca Sasso

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