Le Storie

Babbo Natale é biancorosso. di Gerardo (Dino) Cosa.

Era la notte di Natale. Una notte speciale per i bambini ma anche per gli adulti. Specialmente nella mia Bari, dove non si respira “l’odore del muschio selvatico”, ma quello dei frutti di mare, del vino a fiumi e dei cenoni infiniti, con il contorno e il calore della famiglia, che in quelle ore, si trasforma nella “famiglia del Mulino Bianco (e rosso)”.

Ma quella…quella notte di Natale, fu speciale (molto speciale) per un umile tifoso biancorosso…un tifoso del Bari come me. A tal punto da pensare che Babbo Natale ESISTE!! E per farmelo credere, quella sera si è davvero superato!! Sono ancora qui, nelle mie orecchie le sue ultime parole: “mmh com’è che t chiam??Dinoo, non g stae na lir“!!!

Chiarisco subito: non le esclamò Babbo Natale.

Tutto ebbe inizio qualche mese prima, giocavo ancora a calcetto o meglio, ci provavo. Una sera dopo la doccia post 5vs5 tra amici, mi soffermai nei parcheggi del centro sportivo a guardare un ragazzino che col pallone ci sapeva fare. Dopo mezz’ora mi resi conto che non ero solo. Quel ragazzino “iev fort adaver” e tutti lì a guardare le sue magie. Tornai a casa ma non sapevo di chi si trattava. Era un ragazzino nemmeno 17enne ma non era nessuno!!

Qualche giorno dopo, un mio collega di lavoro (interista ind o sangh) mi disse:”Vuoi venire stasera? Ti devo far vedere un ‘82 che gioca a calcio”.

Non finì nemmeno di dirmelo che pensai fra me e me : “è sicuramente lo stesso dell’altra sera!!”. Accettai l’invito e non avevo sbagliato. Su un campo 7vs7, si giocava a calcio, quello vero. Eravamo in tanti fuori da quel campetto…troppi!! C’era qualcosa di speciale che si muoveva su quel campetto. Quella sera tornai a casa con un nome e un cognome. In pochi giorni a Bari tutti sapevano chi era. Girava voce che era appena entrato nella società dei Matarrese e che stava bruciando le tappe. Da lì, comincio a seguirlo in tutto quello che fa.

Si diceva in città, che con la squadra primavera stava facendo grandi cose e che ambiva alla prima squadra.

E’ di Bari vecchia e si chiama Antonio Cassano.

La mia Bari è in serie A; la solita serie A da difendere con i denti. Una serie infinita di infortuni portano quel ragazzino prima al passaggio alla prima squadra e subito dopo all’esordio. Premetto che non seguivo la squadra in trasferta, ma a Lecce c’ero.

Al suo esordio c’ero e ne ero orgoglioso. E’ la partita prima della pausa Natalizia. 18 Dicembre 1999.

Il San Nicola è illuminato, ed è pieno perché sta arrivando la capolista Inter, fino ad allora imbattuta. C’è il pienone, ma mezza squadra (la mia squadra) è in infermeria. Fascetti decide: Cassano e Enyinnaya sono i due attaccanti titolari.

Ehhh?? Ciiiiih?? In 60 mila si chiedevano chi fossero. Eravamo spacciati!!! Senza attacco e contro la corazzata Inter di Lippi, solo un miracolo poteva salvarci da una sonora sconfitta. E invece no. Quei 2 ragazzini poco più che 16enni misero al tappeto i nerazzurri con 2 gol da cineteca. Ricordo benissimo quelle 2 ore “storiche”, e non le dimenticherò mai. Quando Perrotta lancia e Cassano controlla col tacco e si porta la palla davanti con la testa; non stavo godendo …di più! Urlai (felicissimo di quel temporaneo 1a1) che potevo andare a casa…troppa libidine. Quando con una finta lo vidi uscire tra Blanc e Panucci pensai: no nooooooo, non può succedeeereeeeeee GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLL. Piangevo come un bambino, mentre guardavo steward, fotografi, poliziotti, raccattapalle, addetti e non addetti a bordo campo, lasciare le loro posizioni, lasciare i loro obblighi e i loro attrezzi professionali per andare ad abbracciare il campione di Bari vecchia. Il boato a quel gol è ancora indelebilmente marchiato nei miei timpani e nella mia memoria. Era un boato pieno zeppo di orgoglio barese!! E’ stato ed è ancora, la più grande emozione provata da tifoso e non solo da tifoso. Ho i brividi anche ora. Proprio lui, quel ragazzino terribile era diventato il “pibe di Bari” con una giocata pazzesca. INCREDIBILE!! Da quel giorno alla trasferta di Bologna (andai pure li) mancavano un paio di settimane. Che Natale. Tutta Bari non faceva altro che parlare di Antonio Cassano.

Era la vigilia di Natale …quel Natale. Ero a casa dei miei genitori come spesso accadeva in quegli anni. La famiglia al completo, i regali e l’arrivo della mezzanotte. Panettone e spumante e via all’organizzazione della nottata.

Era una notte magica era la notte di Natale.

Ma quella notte Babbo Natale era più bianco e rosso che mai. Squilla il mio cellulare.

Un mio parente mi fa prima gli auguri di Natale e poi mi chiede: “Che fai ora??”

Ed io: “Vado a casa di amici”.

Lui: “passa da casa di mio padre…voglio presentarti una persona.”

Ed io: “Dai magari uno di questi giorni…non stasera”

E lui: “aspetta aspetta che te lo passo”.

Io: “pronto???”

Dall’altra parte del telefono una voce sconosciuta mi urla: “AUGURI!!!” Mentre pensavo e mi sforzavo di capire a chi appartenesse quella voce, mi veniva comunicato che Antonio Cassano mi aveva appena parlato augurandomi Buon Natale!! Nooooooo!!!! Babbo Natale (quello vero) esiste!!

Ci misi 5 minuti scarsi ad arrivare . DIN DON. Auguriiiii, Auguriiii!

Mai corridoio fu più lungo di quello. Mai camera da pranzo fu più remota in quell’immensa casa. Sapevo che era lì , si trattava di secondi. Ero lì e stavo per incontrarlo. A capo di una tavolata, con ancora le scorze dei mandarini e della frutta secca, tra le cartellate, l’ castagnedd, e una serie di spumanti e digestivi , c’era lui… Antonio Cassano. Un ragazzino che “live” sembrava molto più piccolo di quello adorato dai 60 mila del San Nicola solo qualche giorno prima.

Lo guardai negli occhi e gli dissi: “Lo so che in questi giorni ti avranno stressato in tantissimi per quello che hai fatto, ma tu poss daie nu bac mbrond“??” Annuendo e con un accenno di sorriso, si offrì al bacio dell’ennesimo rompicoglioni di turno. Era lì con la sua ragazza (ragazzina) e qualche amico. Si parlava di tutto, ma nessun accenno al Bari, al calcio e a quella partita memorabile. Non lo avevo ancora sentito parlare. Sembrava timido e non si staccava dalla sua metà. Come da tradizione a Bari la notte di Natale di gioca a carte. A dirla tutta e bene, i maschi giocano a poker o a tressette e le donne a tombola o a sette e mezzo. Antonio quella sera andò contro le tradizioni. “Antooo e vin do nmezz all mascue” esclamò un suo amico. Lui fece finta di non sentire. A quel punto presi coraggio e gli urlai: “Dai Antoò, vieni a giocare a poker”. E lui: “Umh COM T CHIAM …DINO? NON G STAE NA LIR“!!!

Furono le uniche parole a me rivolte da Antonio Cassano. Guadagnava 600mila lire al mese, ma fu solo questione di mesi.

Sono passati 15 anni, lui ha sbancato mentre Dino è a 800 km dalla sua Bari. Qui la vigilia di Natale non la festeggiano ma si sente l’odore del muschio selvatico. Tutto è cambiato da allora; quasi tutto. Ciò che è rimasto intatto è l’amore per la Bari, l’orgoglio barese e i colori di Babbo Natale che biancorosso era e biancorosso è rimasto!!!

 

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Tutte le storie inviate dagli amici di "Che Storia La Bari": tifosi, appassionati, amici e perché no anche nemici. Anche se, per il nostro modo di intendere il calcio, i nemici non esistono.

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