Le Storie

Cambiare tutto, per non cambiare nulla

La sconfitta rimediata a Ferrara contro la Spal è il degno epilogo dell’ennesimo campionato inglorioso nella storia del Bari. La squadra ascensore, si diceva un tempo: a quanto pare, c’è un guasto serio all’impianto di risalita. Perché, senza spingerci troppo indietro nel tempo, dal 2001 in poi i biancorossi hanno disputato solo 2 tornei in serie A.

Se escludiamo l’entusiasmante esperienza di Antonio Conte, il primo campionato di Giampiero Ventura e la “meravigliosa stagione fallimentare”, non rimangono che stagioni intrise di flebili illusioni, promesse sistematicamente non mantenute e cocenti delusioni. Tra cui spicca, per distacco, lo scandalo calcioscommesse che ha provocato un vulnus difficilmente rimarginabile in gran parte della tifoseria. Soprattutto quando si pensa ad Andrea Masiello, che avrebbe meritato la radiazione sportiva e invece si ritrova a festeggiare la qualificazione in Europa League con l’Atalanta. L’Europa che, ironia della sorte, da sempre è il sogno proibito dei sostenitori biancorossi. A cui il presidente Vincenzo Matarrese negò la gioia della partecipazione alla Coppa Intertoto con la celebre affermazione “Entreremo in Europa dalla porta principale”. A Bari farebbero carte false pur di giocare un preliminare in qualsiasi luogo del mondo e, probabilmente, la prima trasferta ufficiale si trasformerebbe in un esodo senza precedenti. Accadrà mai?

La verità, tanto evidente quanto dolorosa, è che questa città vive un conflitto tra le legittime aspirazioni e la dura realtà. E si corre il rischio concreto di abituarsi inconsapevolmente alla mediocrità: quanto accaduto nel campionato 2016-2017 ne è la conferma. Non ce ne voglia Sean Sogliano ma altrove, dopo una stagione come questa, i rapporti professionali si sarebbero inevitabilmente interrotti. I giocatori li ha scelti lei, Colantuono pure: si prenda le sue responsabilità. La programmazione sembra un concetto sconosciuto da queste parti: se mancano progetti e idee precise, non serve acquistare e poi bruciare giocatori e allenatori in serie, sfogliando l’album delle figurine (di qualche anno fa). Altrimenti, basterebbe giocare a Football Manager per costruire una squadra vincente. E, per pietà, risparmiate certi alibi che sfiorano il ridicolo. Gli infortuni, il turnover dei portieri, le difficoltà sui campi in erba sintetica, le note audio carpite su Whatsapp, i tifosi che destabilizzano l’ambiente. Offendete l’intelligenza di chi vi ascolta.

Presidente Giancaspro, non commetta gli stessi errori dei suoi predecessori. Gestire una società professionistica è molto più complicato di quanto si possa pensare, sempre in equilibrio precario tra la voglia di emergere dal punto di vista meramente sportivo e l’obiettiva esigenza di contenere i costi. Si affidi a collaboratori capaci, appassionati e con le idee chiare, che sappiano lavorare molto e parlare solo quando necessario. Conosce bene le potenzialità di questa piazza, le sfrutti. I tifosi preferiscono calciatori con voglia di emergere e non prossimi alla pensione, un allenatore che sappia imporre il proprio gioco e non solo contenere quello degli avversari, un direttore sportivo competente e consapevole dell’ambiente in cui lavora. La Bari calcistica è stanca della mediocrità e dell’improvvisazione: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Post precedente

Mediocre è chi il mediocre fa

Post successivo

Esami di maturità

Marco Giorgio

Marco Giorgio

Giornalista per passione, commercialista di professione, tennista per illusione e tifoso della Bari per vocazione

Nessun commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>