Le Storie

Cara Lazio, ci rivediamo presto

Il Latina segna il 2-1 con Laribi. Ancora cinque secondi nella speranza di vedere una bandierina alzata, una parolaccia detta sottovoce e poi dritto verso il balcone con quel che resta dell’ultima Peroni e l’immancabile sigaretta dei momenti brutti.

Lo ammetto, gli ultimi minuti di quella partita non li ho visti. E a questo punto, forse ho fatto male. La Bari deve aver rimontato. Deve aver rimontato e vinto. Pure la finale, mi sa. Perché oggi, dopo poco più di un mese, la Bari gioca contro la Lazio.

La televisione è la stessa del goal di quello stronzo di Laribi. In alto a sinistra però, c’è scritto che in serie A ci siamo andati noi.

Okay, non c’è scritto proprio così. Ma c’è scritto che giochiamo contro la Lazio. Fuori casa.

Okay, lo stadio non è l’Olimpico di Roma. Questo è chiaro. Quella di fronte, con tutti quegli alberi, non può essere la tribuna Tevere. Ma magari hanno avuto dei problemi, che ne so. Solo a noi può volar via la copertura dello stadio? A loro il vento avrà portato via la Tevere. Gli è andata peggio. Capita.

In telecronaca c’è Claudia Carbonara. Che oltre ad essere una bravissima giornalista, è pure una mia amica. E da buona amica mi dice subito che siamo ad Auronzo di Cadore. L’Olimpico è senza dubbio più bello, ma io la sto guardando da casa quindi mi cambia poco. E poi a partita di serie A donata non si guarda certo in bocca. Dove si gioca e gioca, basta che si gioca.

La squadra è un po’ diversa rispetto a quella dell’anno scorso. In panchina c’è un allenatore solo, avanti due punte anziché tre, in difesa ci sono facce nuove ed è tornato un giro palla sulla nostra trequarti che ricorda tanto momenti libidinosi di venturiana memoria.

Tipo quelli di Lazio-Bari del 2010. Loro praticamente in zona retrocessione, con più di quarantamila persone al seguito e Zarate in balconata in versione capo ultrà. Noi siamo andati in cinquemila. E ci facciamo sentire parecchio. Noi, perché ci sono pure io. Che mi faccio sentire parecchio soprattutto prima della partita, quando un po’ tutti i miei amici sono convinti che lasceremo i tre punti ai laziali. In effetti siamo praticamente già salvi, ma non vedo perché dovremmo fare beneficenza. Nel primo tempo i ragazzi si mantengono, ma la carità non c’entra. Vogliono farceli vedere bene i goal, così aspettano di attaccare sotto il settore ospiti.

Punizione di Allegretti, paperella di Muslera e goal di Almiron. Con Sergio che viene a festeggiare con noi.

Meggiorini lancia Alvarez, che punta, dribbla, fa un pallonetto che sembra non arrivare in porta mai, segna e viene a festeggiare con noi. Pure lui.

Rigore per la Lazio. Kolarov tira e Gillet para. Non viene a festeggiare con noi perché non può, ma va bene uguale. Vinciamo due a zero, figurati se non va bene uguale.

C’è un rigore anche ad Auronzo di Cadore. Sempre per loro. Questa volta a pararlo è Enrico Guarna, che si fa perdonare sia il fatto di averlo procurato che il goal del vantaggio biancoceleste di qualche minuto prima. L’ha fatta grossa e sui social già lo ammazzano. La parata sul tiro dal dischetto non cambia il tenore dei commenti, perché purtroppo uno dei difetti più grossi di noi baresi è quello di avere la memoria corta. Guarna è stato uno dei protagonisti della splendida cavalcata della passata stagione, ma adesso pare non essere più all’altezza di difendere la porta dei ragazzi. Che tra l’altro lo adorano. Bah. Per fortuna, la perplessità lascia spazio al goal del pareggio.

Segna Caputo, che almeno per oggi supera il test e salta a piedi pari quasi tutte le polemiche. Perché i tifosi aspettano al varco pure lui. Vogliono a tutti i costi il bomber di razza e se c’è Caputo, probabilmente l’Ardemagni di turno non arriva. In realtà, sono sempre quelli dalla memoria molto corta. Quelli che dimenticano che nell’ultima stagione utile Ciccio ha segnato quasi venti goal. E che quindi il bomber di razza ce l’abbiamo già in casa. Bah. Questa volta la perplessità lascia spazio alla fine del primo tempo.

All’inizio del secondo Guarna fa un altro errore per la felicità degli smemorati detrattori e dopo un po’ Albadoro pareggia con una meravigliosa punizione dal limite. Arriva il novantesimo. La partita sarebbe finita, ma l’arbitro dice che ci sono da giocare ancora trenta minuti. Tipo i supplementari. Vuoi vedere che non è campionato, ma un altro quarto di finale di Coppa Italia?

Ventura ancora non c’era, però la libidine sì. Almeno in coppa, dato che in un anonimo campionato di cadetteria riuscimmo a piazzarci a metà classifica. Non era marzo ma gennaio, non era il 2010 ma il 2003, non vincemmo ma perdemmo. Ma era sempre Lazio-Bari. Ed io c’ero pure quella volta.

Loro hanno gli argentini e Chiesa. E giocano a Roma. Oggi non ci sarebbe stata partita, ma undici anni e mezzo fa il Papa era Karol Wojtyla. L’Olimpico è praticamente deserto e se non si sentono più i nostri cori dei loro, poco ci manca. Stiamo perdendo uno a zero e facciamo partire quello che racconta dell’attaccante biancorosso che va palla al piede dentro l’area e fa un goal fantastico per la curva nord.

Bene, giuro che in campo succede esattamente la stessa cosa. Proprio sotto la nord. Che qui però è la curva loro.

L’attaccante è D’Agostino, che entrato in area batte il portiere della Lazio con un rasoterra che si infila nell’angolino più lontano. Il più lontano di tutti, dato che da dove siamo noi quasi non lo vediamo. Esulta, quindi è goal. È più o meno la metà del secondo tempo e fino alla fine della partita nel settore ospiti dello stadio di Roma partono più trenini che in stazione Termini. Poi, proprio alla fine e proprio lì vicino a noi, sempre D’Agostino tocca per ultimo un pallone che rimbalza prima su Doudou e supera poi Battistini. Che Tardelli, subentrato da un mesetto a Perotti, preferisce a Gillet. Perdiamo con l’onore delle armi. E usciamo a testa altissima pareggiando zero a zero il ritorno a Bari.

Perdiamo pure ad Auronzo di Cadore. Tre a due. Ma fortunatamente pare sia solo un’amichevole di inizio stagione. Prendo una Peroni e vado sul balcone con l’immancabile sigaretta dei sogni ad occhi aperti.

Mia cara Lazio, ci rivediamo presto…

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