Le Storie

Domani starò bene – di Angelo Ceci

Angelo Ceci, 15 anni appassionatissimo del Bari da quando ha 4 anni.

Giovedì 29 maggio: inizio ad avere un fortissimo dolore alla spalla sinistra, che per qualcuno può sembrare una stupidaggine, ma per me che sventolo la mia bandiera da 6 anni non è una cosa positiva, e penso “Passerà, domani starò bene“.

Venerdì 30 maggio: al mio risveglio il dolore è tale da permettermi a stento a muovere il braccio, figuriamoci se riesco a sventolare la bandiera. Decido di fare subito qualcosa, non potevo mancare alla partita tanto attesa, avevo fatto i biglietti 10 giorni prima e non vedevo l’ora di salire i gradoni della curva. Inizio a prendere antidolorifici vari, resto a riposo, come i dicono i medici, quelli bravi. Al pomeriggio il dolore è migliorato solo un po’, ma quanto basta per vestirmi, prendere biglietto e bandiera e andare allo stadio.

L’attesa è densa di nervosismo, soprattutto dopo la notizia che il ricorso del Bari è stato respinto e che quindi dobbiamo per forza fare il risultato, sperando nelle altre partite. Al momento della coreografia, nel tenere il cartoncino il dolore diventa lancinante ma io stringo i denti e urlo a più non posso l’inno e il coro “La Bari siamo noi!“. Primo tempo 0-0 e la preoccupazione che il campionato finisca lì aumenta. Dopo l’1-0 del Novara ogni mio sogno, ogni mia speranza svanisce. Rimango senza parole per una decina di minuti, fino al pareggio di Cani: allora esplodo di gioia e ricomincio a crederci.

Nell’esultare e nell’abbracciarmi con gli altri prendo un colpo sulla spalla, stringo ancor di più i denti. Al secondo goal non trattengo le lacrime: abbraccio zio che aveva gli occhi lucidi e inizio a piangere come un bambino, abbracciato a papà. Arriva anche la notizia che il Varese sta battendo il Siena, l’entusiasmo è alle stelle. Al terzo goal di Polenta, che come per ogni rigore non ho visto, e al quarto di Beltrame stessa scena: piango sempre più, sempre “accompagnato” dai miei “Compagni di stadio”, con i quali ho vissuto emozioni indimenticabili: dalle stagioni mediocri in B alla promozione con Conte, dal primo Bari di Ventura alla stagione del “Calcioscommesse” e della retrocessione, dalla rimonta sul Lanciano da 0-3 a 4-3 alle emozioni di questo campionato.

Al quarto goal mi tolgo la maglietta e mi inginocchio sui gradini della Nord, credo che sarà ben difficile rivivere le stesse emozioni. Poi arriva la notizia che il Siena ha sbagliato un rigore e ha subito il secondo goal: la festa può finalmente incominciare. Gavettoni, cori e abbracci: il miracolo è compiuto. Dopo un’ora in coda usciamo dai parcheggi, sempre cantando e sventolando la bandiera, e si torna a casa per dormire. Anzi, per cercare di dormire: dopo una serata del genere chi ha dormito più.

Post precedente

La prima cosa bella

Post successivo

Siamo tornati: "La Bari siete Voi"

Guest

Guest

Tutte le storie inviate dagli amici di "Che Storia La Bari": tifosi, appassionati, amici e perché no anche nemici. Anche se, per il nostro modo di intendere il calcio, i nemici non esistono.

Nessun commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>