Le Storie

Dove eravamo rimasti?

Eravamo rimasti all’ultimo minuto di Latina – Bari. Il Gol di Galano, abbiamo ancora tre minuti di speranza, il recupero. Non ci era mai capitato. Nella storia del Bari o succede che ti salvi di lusso, o che retrocedi malamente. Ultimi, senza appello. E se vai, in serie A, ci vai di gran carriera, al massimo puoi soffrire fino all’ultima giornata, ma poi ci srà un Ingesson che trova il corridoio per Ventola che sblocca al minuto numero 1. Ma tre di recupero non ci erano capitati mai.

Quella speranza alla quale aggrapparsi, quel butta la palla e prega perché è di questo che si tratta. E allora resti in piedi, abbracci una persona, passeggi, e il tempo passa inesorabile. Stringi una sciarpa come se stessi spremendo la speranza, ti copri gli occhi perché sì, in fondo, prima o poi deve succedere quella cosa. Prima o poi le favole si trasformano in realtà e allora questo pallone deve entrare e noi dobbiamo andare in finale. Ce lo devono.

Come in quel libro di Hornby, o in quel film bellissimo dove due tifosi dell’Arsenal siedono scoraggiati sul divano e si dicono “Ecco, tipico dell’Arsenal: ci fa illudere, ci fa arrapare fino all’ultimo secondo e poi non vince mai” E proprio in quel momento uno sgraziatissimo centrocampista centrale di nome Thomas segna il gol della sua vita. Un gol da letteratura appunto. Siamo rimasti lì, con quella speranza, andata vana appunto.

Perché noi non siamo tifosi dell’Arsenal, e se dobbiamo masticare amaro per qualcosa che poteva essere e non è stato, lo facciamo davvero. Siamo professionisti della sofferenza, noi. Abbiamo sperato che spuntasse da un momento all’altro il nostro Thomas, ma così non è stato. E quando l’arbitro ha fischiato la fine ci siamo guardati in faccia come a voler dire: e adesso che facciamo? Davvero è finita così? Dove’è il nostro finale da lettaratura? Poi li abbiamo visti piangere. Giocatori come bambini a cui era stata negata un’altra gita. Un’altra occasione per cantare Forza la Bari alè, canto vivo per te. Un’altra giornata di selfie, video, post su Facebook. Un’altra serata a rincorrere un pallone sospinto da 50.000 persone.

Come nella partita di andata contro il Latina. Quella sera ho visto segnare per la prima volta un gol dagli spettatori. Il pallone che rimbaza di qua e di là nell’area di rigore. La prende il portiere, la prende il difensore, sbatte sulla traversa, e noi che non ci capiamo niente. Ma soffiamo, e come se soffiamo. Così forte che quel pallone alla fine, non si sa come, finisce in porta. Lo spinge Joao Silva ma dietro di lui ci sono 50.000 cuori che spingono come bambini ai tornelli, per entrare a vedere la Bari. Nel post Latina – Bari c’è tutto questo.

C’è un applauso lungo che parte dalla curva del Francioni e arriva fino alle case di Bari, di Milano, di Bologna, di Roma. Dove c’è un barese state tranquilli che lui è lì, in piedi ad applaudire questi ragazzi. I più fortunati possono andare all’aeroporto a prenderli. A dargli una pacca sulla spalla e dire “Non fa niente”. Noi, timidamente, ci sentiamo su Facebook. Qualcuno dice “No, mi spiace ragazzi, ma sono troppo deluso, non ho voglia di parlare“. Qualcun’altro “Dobbiamo ringraziarli, questa storia va pubblicata lo stesso“. E così come Sciuadone, Galano, Guarna e Polenta, anche noi abbiamo alzato la cresta. Che storia la Bari era una storia troppo bella per non essere raccontata, nonostante la sconfitta. Ed è una storia troppo importante per non continuare ancora. Ci aspetta un’altra avventura. Scriviamola insieme stavolta in 500, in 1.000, in 10.000, in 50.000.

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Cristiano Carriero

Cristiano Carriero

Classe '79, calciatore mancato (troppo estroso), chitarrista mancato (suono ai falò a ferragosto), professore mancato (ho una laurea in lettere a chilometro zero). I progetti, almeno quelli, non mancano. Socialmediacoso di mestiere, giornalista per passione, canto il calcio come se fosse una storia d'amore e perdo amori come fossero partite di calcio. Ma resto un tipo sportivo: ho inventato la rubrica "U Bàr ie fort" - 100 racconti romanzati sul Bari (cristianocarriero.me) e sono il co-ideatore di Che Storia La Bari.

1 Commento

  1. ILEANA
    23 settembre 2014 at 22:26 — Rispondi

    Voi mi fate venire voglia di studiare le regole del calcio, perché “le femmine” si sa non sono buone, chiedo scusa a tutte le supertifose rappresentanti storiche della Nord.
    Insegnatemi tutto, tenetemi aggiornata, spiegatemi le strategie, insomma vedete di alimentare questo amore che da troppo tempo era assopito e che quei ragazzi e la mia città hanno risvegliato.
    FORZA BARI…SEMPRE!!!

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