Le StoriePartite

Elogio del doppiofedista, di Giuseppe Catalano

Tifoso del Bari e non solo, Giuseppe Catalano contribuisce alla tutela legale di produzione e vendita di elettrodomestici. Ecco la sua storia per Che Storia La Bari: 

Calcisticamente parlando sono nato negli anni Settanta. Allora, un po’ come ora, l’altrasquadra vinceva i campionati anche quando non voleva, anche quando in panca aveva lo zio del sedicente Maestro Boemo, anche quando in panca sedeva un Allegri ante litteram come Giovanni Trapattoni, che nella sua vita precedente dell’altrasquadra era stato acerrimo rivale. Mi venne naturale coltivare una “simpatia” per l’altrasquadra visto che, invece, la Squadradelcuore arrancava tra Serie B e Serie C. E la Serie C di allora voleva dire non andare a giocare al di sopra non dico del Rubicone, ma manco del Tronto. il bello è che, per quanto tutti questi sentimenti possano sembrare sfumati nell’animo di un bambino, non mi sono mai sentito un innamorato infedele.

Beati coloro che ricordano il loro esordio al Della Vittoria: io purtroppo non me lo ricordo, ma ricordo distintamente la seconda partita, un Bari-Reggina 3-3 che solo lo storico ufficiale di Solobari.it, Giuseppe Balenzano detto anche Pinodatermoli, mi permette di posizionare nell’ottobre del 1974, a 7 anni. I miei ricordi da ragazzino ricordano sfavillanti eroi quasi mitologici, compreso quell’Italo Florio che poi conobbi in un ritiro della Squadradelcuore a Gubbio, dove mio padre mi portò, forte delle sue conoscenze con molti giocatori (suoi clienti in banca) e con il Comm. Ambrosini. Ma mai potrò dimenticare le code per entrare in Maratona, la gente che chiedeva il “u tin nu mezz’ bigliett’”, le richieste di far entrare u uagnungidd (spesso “cilloni” di non meno di 180 cm), i parasol’ di cartone e mio padre che mi faceva il cappellino col giornale (unica opera plastica di una persona dalla quale ho ereditato l’assoluta mancanza di manualità), il tanfo di zolfo che si univa all’odore dell’erba bagnata quando si entrava al Della Vittoria. Insomma, le prove di un amore.

Ma torniamo al doppiofedismo. La domanda si pone ovvia: che succede quando la Squadradelcuore e l’altrasquadra si battono l’una contro l’altra? Quei pochi lettori che continuano a leggermi nonostante coming out la prenderanno come un’inutile captatio benevolentiae ma, credetemi, è così: L’AMORE VINCE SEMPRE. E vinse anche quel giorno di febbraio, quando per la prima volta ho dovuto confrontare i due sentimenti, visto che i miei beniamini giocavano contro l’altrasquadra forse più forte di sempre. Chi c’era sa che non dico stupidaggini: quel giorno, a Bari, è anche nevicato. Usciti da scuola, fu una fuga verso la Gradinata col panino nello zaino Falchi.   Sembrò di toccare il cielo con un dito quando segnò tale De Martino, portando la Squadradelcuore quell’anno così pesantemente sterile in attacco (Maurizio Iorio era stato rimpiazzato dall’impalpabile De Tommasi) ad un incredibile vantaggio che avrebbe aperto la porta ai supplementari. Ma quando a due minuti dalla fine mi trovai ad imprecare tutti i morti contro quel Michel Platini che regolarmente osannavo in altri contesti, mi resi conto che l’amore, appunto, vince sempre e che il doppiofedismo, semplicemente, “NON E’”, perché, messo alle strette, il cuore batte da una parte sola.

Molteplici conferme di questo assioma sono venute nel tempo: già l’anno successivo, quando la sfida con l’altrasquadra si ripropose in Coppa per una Squadradelcuore che stava asfaltando la concorrenza in C, mi trovai ad imprecare contro la radiolina e Salomone, che improvvisamente avevano smesso di raccontare come si era conclusa una “ripartenza” (ma all’epoca si chiamava ancora contropiede) di Totò Lopez all’ultimo minuto della partita di andata in trasferta. Qualche secondo dopo gli ennesimi stramurti del caso, la radio iniziò a gracchiare qualche strozzato OO – OO – LL per poi trasmettere tutta l’esultanza di Salomone. Quella volta soffrii alla radio anche la partita di ritorno, giocata in uno splendido pomeriggio preprimaverile: pareggiare con un rigore dubbio contro l’altrasquadra e qualificarsi a sue spese valeva più di un gol in trasferta in coppa. E così anche anni dopo, per un fantastico gol di un grande e poco apprezzato centravanti, Antonio Soda, o per il rigore di un piccolo regista sardo, Carrus, fino all’apoteosi del gol di OOOHH – ALMIROOON ed a quella splendida intuizione di Massimo Donati, unica perla di un campionato che avrebbe segnato una delle pagine più buie della storia della Squadradelcuore.

Il doppiofedismo però consente anche di godere doppiamente in alcune circostanze: ecco perché, forse, nei miei oltre 40 anni di tifo per la Squadradelcuore (e di simpatia per l’altrasquadra), il ricordo più bello rimane quello di una salita sui gradoni di San Siro – cavolo, devo fare 700 chilometri per tornare in Lussemburgo, mia moglie mi aspetta in macchina, ma come faccio ad andarmene, Fascetti ha annebbiato le idee alla “grande” Inter di Gigi Simoni e del Fenomeno… no ma ora devo proprio andare … –, di un’occhiata fuggevole gettata verso il campo per vedere l’ultima azione, di un cross di un’alachefacevancoralalaprimadidiventareterzinocampionedelmondo, di un gigante sudafricano che tramortisce il suo avversario e colpisce non forte ma preciso, di un portiere che incespica come sovente gli succede e di un pallone che rotola inesorabile in rete… Prologo di giorni indimenticabili, perché sapemmo solo dopo che quel viaggio verso il Lussemburgo, in realtà, lo stavamo facendo in 3.

O forse no, di quell’altra volta, quasi due anni dopo, che devo passare il fine settimana a Milano, un po’ sconsolato perché sono solo (mia moglie è già a Bari per Natale ed è di nuovo in attesa…), la Squadradelcuore ha perso il derby la domenica prima, gioca contro i nerazzurri ed è senza punte titolari… La serata di Enninaya e Cassano è inutile che ve la racconti, posso solo dirvi che già allora i baresi-milanesi si trovavano al Roca’s, dove ricordo solo di aver fatto uno show davanti ad autoctoni basiti e delusi…

Ma posso andare ancora più indietro, a quella primavera 1990 piena di promesse di titoli mondiali e stadi ultramoderni, con un brasiliano che s’inventò due parabole magiche per battere la squadra bicampione d’Europa in pectore… O alla straordinaria parata di Franco The Wall su Ganz, a quella doppietta di Osmanovski a San Siro, fino al gol di Kutuzov contro quelli del triplete ed al più bel 0-0 che io ricordi, col Bari di Ventura che uscì tra gli applausi dei tifosi del Diavolo. Ecco, non posso nascondere che, in quelle occasioni, un briciolo di soddisfazione in più – oltre al fatto di aver “alzato la cresta” contro una big – poteva arrivare per l’ulteriore vantaggio che ne veniva per l’altrasquadra.

Basta, mi sono convinto: vabbé che noi baresi siamo amanti dei forestieri e abbiamo un cuore grande, ma in quel muscolo rosso c’è spazio per una squadra sola. Le altre sono tutte simpatie. O scappatelle…

PS: l’esperienza mi ha dimostrato che chi urla contro i doppiofedisti in cuor suo è più doppiofedista di voi. Solo che la vostra altrasquadra non corrisponde alla sua. Il vero tifoso solobarese vi biasima ma lo fa in cuor suo. Fidatevi.

Ho conosciuto Cristiano Carriero mentre frequentava quella grande palestra che era l’Ufficio Comunicazione di Indesit Company. L’ho conosciuto che aveva appena pubblicato il suo libro d’esordio, “In giro per l’Europa con la maglia di Vieri”. Uno così non può che comprendere la situazione dei doppiofedisti.  Soprattutto quando costoro decidono poi di voler parlare al mondo del loro tifo, unico e vero, per la Squadradelcuore

Giuseppe Catalano

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1 Commento

  1. 19 settembre 2014 at 11:48 — Rispondi

    Ringrazio pubblicamente Giuseppe Catalano per avermi citato nel suo articolo. Grazie di cuore.

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