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Sono le emozioni a scrivere i libri

Che Storia La Bari” ha varcato per la prima volta la soglia di una scuola cittadina. O meglio lo ha fatto per la prima volta in maniera ufficiale, ma mi piace credere – lasciatemi sognare – che qualche studente lo abbia portato tra i banchi prima di sabato, magari per prestarlo o leggerlo in compagnia.

L’occasione è stata offerta dall’invito del Liceo Scientifico Gaetano Salvemini. Un invito arrivato in estate e confermato con grande entusiasmo (reciproco) dopo le prime settimane dall’inizio dell’anno scolastico. Un invito speciale, non solo perché capace di realizzare un piccolo sogno (in un’altra vita sarò stato un prof di scuola, o forse lo sarò in una prossima), ma anche perché arrivato da una delle insegnanti – ora dirigente scolastico dell’istituto, Tina Gesmundo – che più ha influito nel mio percorso di studi e non.

Il resto lo ha fatto il giovane Davide Abrescia che, in collaborazione con Giosè Monno, ha messo su un evento coi fiocchi, alla presenza dell’Fc Bari (grazie a Gianluca e Romeo Paparesta e all’addetto stampa Fabio Foglianese), della memoria storica della squadra, Gianni Antonucci (prossimo ai 78 anni al seguito della squadra) e di due figure altrettanto storiche della tifoseria, Sergio Fanelli e Roberto Maffei, ora stimati professionisti, con la conduzione della brava giornalista di TeleNorba, Claudia Carbonara.

A poco più di ventiquattr’ore dall’evento, vissuto come spesso mi accade in completa trance agonistica, comincio a mettere a fuoco fotogrammi, immagini, momenti, parole, situazioni. L’ho detto anche in apertura: se l’emozione scrivesse libri in maniera autonoma, in quel’oretta di incontro avrei scritto una trilogia, forse più. Grande atmosfera, partecipazione incredibile, evento degno di un’organizzazione aziendale. E conoscendo da tempo la preside non è che avessi dubbi. Anzi.

Tante le cose rimaste impresse. Dai cori da stadio, alle ovazioni, sino all’attenzione massima in ogni momento dell’incontro. Su tutte, però, vorrei ringraziare il giornalista Michele Salomone: “Che Storia La Bari – ha detto – è destinato a rimanere nella storia. Anche tra molti anni sarà bello leggerlo, rileggerlo per rivivere un’annata così. E allo stesso modo potranno fare le generazioni future“. Parole così, bontà sua, mi fanno credere di essere andati vicini all’obiettivo prefisso: lasciare un segno, un piccolo solco nella storia, la memoria di una stagione come poche secondo il punto di vista di tante persone.

Emozionanti le citazioni di alcune storie specifiche da parte di Romeo Paparesta (ha fatto riferimento, in particolare, a un episodio descritto da Marco Giorgio) e la confidenza di Sergio Fanelli dopo l’incontro (“Ho riletto il libro stanotte, mi sembrava di vedervi mentre lo scrivevate“), ma soprattutto – e gli altri non me ne vogliano – il contatto post-evento con molti studenti: la richiesta di dediche (non ci si abitua mai), consigli, scambi di sensazioni. E l’auspicio è che possa essere solo l’inizio. L’esperienza di tornare tra i banchi non è stata solo un tuffo nel passato, ma vorremmo sia un punto di partenza per nuovi progetti. Restate all’ascolto, presto vorremmo dirvene di più!

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