Le Storie

Il Bari di Grosso con le ali spiegate

Le due belle prove del Bari di Grosso che ha realizzato in coppa Italia contro Parma e Cremonese ci hanno regalato tante speranze per questo avvio di campionato. Passano i giorni e la prima gara contro il Cesena incombe, ma si respira una strana sensazione, quasi mai provata. Un senso di quiete dopo la tempesta a cui non eravamo più abituati, come se le nubi fossero state spazzate via dal maestrale che spira da nord, e un sole caldo raccoglie nuovo vigore in uno scenario limpido e celeste.

In entrambe le sfide la squadra allenata da uno degli eroi di Berlino 2006 è andata sotto di una rete e ha saputo rimontare con diligenza il momentaneo svantaggio. Per fare una prova mancherebbe un terzo indizio, ma ce ne facciamo bastare due per dire che non è un caso se questo nuovo Bari sia riuscito in questa doppia impresa.

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Grosso contro Barthez nel rigore decisivo.

Suscitava molta curiosità Grosso sulla panchina biancorossa soprattutto per la pressione mediatica che questa piazza ha offerto negli ultimi anni. Questa è la quarta stagione della FC Bari e siamo giunti già al sesto allenatore, un record in negativo che neanche durante il periodo più fiorente dell’era Matarrese è stato raggiunto. Si può quasi affermare che Bari negli ultimi anni si sia trasformata in una piazza che divora gli allenatori e a cui scarica ogni responsabilità per i cattivi risultati. Un trend diverso sembrava che fosse stato preso quando sulla panchina del San Nicola si è seduto Roberto Stellone, ma in quel caso, più che per l’impazienza del pubblico, il cambio è arrivato per la fretta della società di ottenere dei risultati.

La Serie B è un terreno ostico da affrontare, le ciambelle nascono raramente coi buchi nella serie cadetta e l’unico stratagemma plausibile per sfondare la categoria è la costanza, la continuità e il tanto decantato e sospirato progetto tattico su cui basarsi. Con Grosso in panchina sembra che questo sia già avviato e viaggi spedito su un binario che per la prima volta sembra concreto. E infatti bisogna già fargli i complimenti a Fabione se il suo Bari risulta dopo così poco tempo così quadrato. Il lavoro svolto durante il ritiro è stato prolifico per quanto visto in campo.

È un allenatore giovane, emergente e con tanta voglia di mostrare all’Italia le sue idee. Aveva fatto molto bene sulla panchina della Juventus Primavera trionfando anche al Torneo di Viareggio, ma di concreto, di Grosso allenatore, si sapeva ben poco prima delle due partite ufficiali giocate sotto le stelle incantevoli che sovrastano Bari. Doveva essere un 4-2-3-1 il suo modulo preferito e quello di riserva il 4-3-1-2, ma ha stupito la piazza schierando i suoi giocatori con un ordinato 4-3-3.

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Fabio Grosso sulla panchina della Juventus Primavera

Nelle due uscite di coppa è stato interessante il movimento dei terzini (ruolo rivestito dal tecnico biancorosso durante la sua carriera), i propulsori dell’azione offensiva. Il suo è un Bari con il DNA offensivo, che non ha timore di incassare gol in contropiede come è già successo contro la Cremonese. Accade spesso, infatti, che quando i centrali di difesa hanno palla, i due esterni bassi attacchino la profondità, liberando la linea di passaggio all’ala che accorcia per riceve il pallone in posizione avanzata.

Il taglio del terzino continua fino all’altezza dei due difensori centrali avversari, poi si dispone in modo tale da formare un triangolo chiaro con l’ala e con la mezzala che nel frattempo ha guadagnato campo ed è pronta a ricevere il pallone a metà tra le trequarti e il centrocampo. In questo modo si crea un lato forte su cui giocare e si alza il baricentro della squadra, che può giocare con più soluzioni oltre la metà campo. Ciò che più stupisce è che con questi tagli dei terzini, il portatore di palla ha altre due soluzioni e può decidere quella migliore in base alla situazione: oltre il passaggio alla mezzala, che è l’appoggio più comodo che possa fare, l’ala ha la possibilità di dialogare anche con l’attaccante centrale che con un movimento ad elastico muove la difesa a zona avversaria. La punta (Nené), una volta che ha ricevuto la sfera tra i piedi la può giocare un po’ come vuole e l’opzione preferita, in queste prime battute, è la sponda al compagno che ha chiesto il dai e vai.

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Grosso allenatore del Bari

Oltre alla soluzione offensiva immediata c’è il ribaltamento di fronte, passando dai piedi dal regista. Una volta ribaltato il fronte di gioco gli esterni della fascia opposta alla quale si era sviluppata l’azione possono giocarsi il 2 vs 2 con gli avversari molto più facilmente, sfruttando le sovrapposizioni fino ad arrivare sul fondo del campo.

Grazie a questi movimenti precisi il Bari ha scosso l’entusiasmo dei propri tifosi, sembrando coraggioso e dirompente. Ciò che sembra è che Grosso voglia portare uno stile di gioco moderno, sfruttando le fasce e rischiando qualcosina in contropiede. Con le prossime partite arriveranno altre indicazioni e scopriremo qualcosa in più su questo Bari che vuole volare con le sue ali.

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Lorenzo D'Aloia

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