Le Storie

Il mio Grosso (grasso) matrimonio barese

“Palla tagliata, messa fuori c’è Pirlo, Pirlo, ancora di tacco, tiro…goooool, goooaaaalll, Grosso, Grosso, goooaaaal, gol di Grosso, gol di Grosso, manca un minuto…”. Chi non ricorda l’esclamazione di Fabio Caressa durante Italia-Germania in quella clamorosa semifinale mondiale di Dortmund? E il rigore decisivo contro la Francia? Per me e per tutti coloro che sono cresciuti col mito di quell’evento tutto ciò rappresenta un piacevole cult, perchè Fabio Grosso è considerato al pari di una divinità, un eroe. Figuriamoci, poi, ritrovarsi proprio uno cosi undici anni dopo, a pochi metri da te. A tu per tu. Ma dai, impossibile.

Non ci credete? E allora riavvolgiamo il nastro a maggio 2017, giusto qualche mese fa: il Bari ha da poco concluso l’ennesimo, deludente, campionato di Serie B. Una categoria nella quale è piombata nel lontano 2011 soprattutto a causa di quattro mascalzoni (si, le cose chiamiamole per quel che sono). E non se ne viene fuori in alcun modo. Via Stellone, dentro Colantuono: avvio incoraggiante, poi il crollo. Chi l’avrebbe detto dopo Benevento? Eppure cosi è. C’è dunque da scegliere il successore dell’ex Atalanta. Tanti i nomi che circolano, ma ad un certo punto spunta fuori proprio lui, il nostro Fabio Grosso. Inizialmente non credo molto a questo soluzione: non solo perchè sin lì aveva allenato solo a livello giovanile, ma anche perchè uno così pensi di poterlo vedere solo in tv o in fotografia…mentre tu sorridi come un ebete pensando (ancora) a quella fantastica estate. Proprio a Bari deve venire? Eppure l’idea prende sempre più forma, Fabio sbaraglia lentamente tutta la concorrenza.

Prima un accordo di massima, poi l’ufficialità. Quindi la presentazione. Davvero niente male. “Mio dio, Fabio Grosso!” è quello che penso quando me lo ritrovo davanti per la prima volta. Sembro quasi ammaliato. Da quando frequento la sala stampa del ‘San Nicola’ di tecnici ne ho già visti parecchi (4 in due anni, mica male no?). Penso persino al poco felice precedente di Tardelli, altro campione del mondo. Ma…lui sembra diverso. Non è un grande comunicatore, ma le idee – quelle si – sembrano essere piuttosto chiare. “Lavoriamo per diventare squadra”, “strada facendo capiremo dove possiamo arrivare” e “chi entra in questo spogliatoio deve sentirsi come se fosse a casa, mettendosi a disposizione” sono alcuni dei pensieri ricorrenti dell’ormai nuovo tecnico biancorosso. E’ ancora presto per capire se farà bene in questa piazza, anche se dalle nostre parti chi preferisce la semplicità a mille artifici riesce quasi sempre a farsi valere ed apprezzare. Lo dice la storia. Al termine della presentazione, come un tifoso qualunque, corro per chiedergli un selfie: tremo per l’emozione, ma la missione è compiuta.

Da quel momento in poi, cambia tutto: è il nuovo allenatore dei galletti. Che coraggio, di questi tempi, scegliersi una panchina spesso bollente e per giunta da esordiente coi professionisti! Lui, però, giura di non pensarci affatto. E va avanti per la sua strada, determinato. A lui ostacoli e gavetta non fanno paura. Col Cesena è partito bene ed ha vinto, ad Empoli ha visto la sua squadra subire subito due gol. Tuttavia non le ha fatto mancare la forza di rialzarsi e tornare a lottare. Non è bastato per portare punti a casa, ma siamo solo all’inizio. Bari, come tappa di carriera, arriva dopo Renato Curi, Chieti, Perugia, Palermo, Inter, Lione, Juventus e Nazionale. Già, gli azzurri: allora realizzò un sogno considerato impossibile, proibitivo. La B di quest’anno, in tal senso, è tutt’altro che una passeggiata. Ma se solo lui riuscisse a rendere ancora una volta possibile ciò che è impossibile… E allora buona fortuna, Fabio. Metticela tutta.

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Domenico Brandonisio

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