Le Storie

Il terzo tempo

Mi trascino stancamente a piedi nel centro di Bari. È una capricciosa serata estiva, non ricordo neppure dove ho parcheggiato l’auto. Niente di preoccupante, per un distratto di professione come me. Mentre cammino con aria vagamente spaesata, ascolto i commenti di alcune persone all’esterno di una gelateria. Stanno parlando della Bari che, in ritiro precampionato sui monti del Cadore, ha appena concluso un’amichevole contro la Lazio. La partita è stata trasmessa in televisione, e i tifosi hanno potuto finalmente vedere all’opera il nuovo corso della squadra biancorossa. La discussione è piuttosto animata e, incuriosito, mi soffermo ad origliare come neppure Oronzo Canà con l’avvocato Agnelli. Non sono d’accordo neppure sul risultato finale, quasi tutti sostengono che sia finita 3-2 per i biancocelesti ma il più anziano del gruppo, apparentemente il più credibile, è convinto che l’incontro si sia concluso per 2-2: “L’ho vista fino al novantesimo, ma che state dicendo!”. Qualcuno lo schernisce, io taccio ma vorrei tanto prenderlo da parte e spiegargli che non ha visto il terzo tempo. Eh già, perché in questo bizzarro calcio di luglio è successo che le due squadre abbiano deciso, di comune accordo, di giocare una mezzora supplementare in modo da impiegare tutti i calciatori a disposizione. Si è finalmente realizzato quanto raccontava Antonio Albanese, alias Frengo e Stop, in una delle gag più esilaranti della storia di Mai Dire Gol.

Ah, dimenticavo: ho lavorato e la partita non l’ho potuta vedere. Ma è come se l’avessi fatto: fra notifiche dei social network e aggiornamenti in tempo reale su Solobari, riesco a conoscere più dettagli degli inviati in Trentino Alto Adige. Il male assoluto sono i gruppi di Whatsapp, uno per qualsiasi cosa. La Bari, il tennis, la redazione, l’ufficio, il sito, l’associazione e potrei continuare all’infinito. La funzione teorica è quella di semplificare la vita, ma in realtà la complicano e anche parecchio. Debora non lo dice, ma pensa che io abbia decine di amanti. Cerco di spiegarle (invano) che si tratta di un manipolo di pazzi come me. Quando ricomincerà il fantacalcio, arriveremo ai picchi massimi di follia. La batteria dello smartphone è già irrimediabilmente scarica alle prime ore del mattino, mi capita spesso di rimpiangere il caro vecchio Nokia 3310.

Ma torniamo a Bari-Lazio. Mi sembra di capire, leggendo i vari commenti, che in campo si siano viste cose apprezzabili. Non mancano le critiche, anche abbastanza feroci, ma la cosa non mi sorprende: a Bari siamo specialisti in questo. Caputo ha segnato, ma “Ne ha sbagliati altri due facili”. La difesa non va bene, “Bisogna prendere un altro centrale altrimenti si balla”. Il portiere Guarna è nell’occhio del ciclone, quando più tardi vedrò gli highlights della gara non mi sarà difficile capire perché. E non parliamo della campagna acquisti. “Sono buoni questi, ma in prestito no. Servono giocatori di proprietà”. Il culmine si raggiunge con il processo alle intenzioni: “Con tutti questi attaccanti, venderanno Galano”. Sorrido, e non solo perché ho ritrovato l’auto. Capisco e giustifico tutte le tipologie di tifosi, la colpa è di quello che abbiamo sopportato negli anni precedenti. Ripenso inevitabilmente alle stagioni buie vissute con la precedente gestione societaria, e a quando trascorrevamo intere sessioni di calciomercato nella vana attesa che arrivassero rinforzi adeguati. “Aspettiamo il 31” (valida sia ad agosto che a gennaio) e “Ancora 48 ore” sono diventati dei cavalli di battaglia tra i sostenitori biancorossi, autoironici come pochi altri al mondo. Probabilmente a vent’anni non avrei ragionato così, ma ora sono contento che la Bari stia prendendo tutti questi calciatori e poco mi importa che arrivino in prestito, in permuta o in comode rate a tasso zero. Basta che siano forti, e ci riportino in serie A. Subito, possibilmente.

Finalmente a casa. Stiamo vedendo un film dopo cena, la classica commedia italiana che ripropongono solo in estate su Rete 4 in seconda serata. E che si riguarda sempre con piacere, per la cinquantesima volta. Pubblicità, prendo possesso del telecomando e mi ricordo che su Sky alle 23 ci saranno Mangia, Antonelli e Paparesta, ospiti della quotidiana trasmissione sul calciomercato. “Cambio un attimo”, ma sulla tempistica mento spudoratamente e consapevolmente. Il conduttore, Alessandro Bonan, mi fa sobbalzare sul divano: “Abbiamo in collegamento il presidente del Bari, Matarrese”. È uno scherzo, vero? La gaffe è terribile, ma lo perdono: dopo 37 anni, sarà difficile rimuovere quel cognome dal nostro subconscio.

Già, Matarrese. Un pensiero ricorrente nella tifoseria, una sorta di spettro che aleggia in modo latente. È solo un retaggio del passato, eppure c’è chi è pronto a giurare che ci siano ancora i Kennedy di Puglia dietro le quinte: “Me l’ha detto l’amico del cugino del cognato…”. Pura fantascienza.
Sono trascorsi pochi mesi dal fallimento, ma sembra un’eternità. Ripenso a quello che è accaduto, e concludo che abbiamo vissuto più eventi noi di una qualsiasi altra tifoseria in una vita intera. Che storia la Bari. Con tutto il rispetto per voi che vincete scudetti o lottate per qualificarvi in Coppa, una vita da tifoso biancorosso è molto più interessante.

A proposito di competizioni europee, devo ancora acquistare il mio tagliando per l’amichevole di prestigio contro l’Olympique Marsiglia. Lo faccio online, ma solo per testarne il funzionamento. Inevitabile non pensare a quel 29 maggio 1991 quando, non ancora undicenne, poche ore prima della finale di Coppa dei Campioni ebbi la fortuna ed il privilegio di calcare il terreno dello stadio San Nicola. Una partita a metà campo con la gloriosa maglia del Club Paradiso, una manciata di minuti sufficiente ad incastonare un’emozione indelebile ed irripetibile nel mio cuore. Ma questa è un’altra storia.

Presidente Paparesta, ci faccia entrare in questa benedetta Europa. Se non fosse possibile dalla porta principale, va benissimo anche l’ingresso sul retro. Il mio sogno, e quello di migliaia di tifosi biancorossi, è di poter seguire la Bari in una trasferta al di fuori dei confini italiani. Non importa il luogo, non ci intereressa la distanza: saremo presenti, e verseremo lacrime di gioia.

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Marco Giorgio

Marco Giorgio

Giornalista per passione, commercialista di professione, tennista per illusione e tifoso della Bari per vocazione

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