Le Storie

L’intramontabile sogno di un vecchio bambino

Ho sempre desiderato giocare con la maglia della squadra della mia città in un campo regolamentare, incitato da uno stadio pieno. È qualcosa che senza dubbio rende molto orgogliosi e ti dà un pizzico di responsabilità in più, dote necessaria per diventare un uomo. Ogni vicolo, cortile e piazza, non appena il pallone incrociava i miei piedi, si rivestiva di erba, trasformandosi in un teatro che prevedeva scatti, colpi di tacco e finte facendomi sentire come coloro che la domenica scendevano in campo al San Nicola.

Ripensando a questo sogno mi dirigo verso l’oratorio della parrocchia Redentore di Bari. Siamo in pieno luglio e la città offre un pomeriggio afoso. Nonostante un lungo cammino nelle strade centrali pervase dall’umidità tipica delle nostre latitudini, è la curiosità che mi spinge verso quel luogo: mio padre mi racconta spesso degli anni della sua fanciullezza trascorsi in quel cortile, non solo tirando calci al pallone ma consolidando amicizie che tuttora sopravvivono. È incredibile la forza di alcuni posti: hanno così tante storie da raccontare, è come se ci guardassero da un’altra dimensione. Noi contribuiamo solo al compimento della loro storia, costruendo giorno dopo giorno anche la nostra esistenza.

Una pagina di storia di questo oratorio l’abbiamo scritta in molti, proprio quel pomeriggio, recandoci alla presentazione dello staff del settore giovanile della neonata società Fc Bari 1908, durante la quale il mio sguardo si è soffermato sui tantissimi ragazzi accorsi. Sui loro visi, riuscivo a scorgere un misto di speranza ed incredulità; avevano infatti dinanzi “mostri sacri” del calcio barese: da De Trizio a Legrottaglie, passando per Pino Giusto e Antonio di Gennaro. È evidente come la gestione post-Matarrese abbia cercato in tutti i modi di far riavvicinare il maggior numero di persone possibili alla Bari, partendo proprio dai più piccoli. Per diversi anni, infatti, ho visto coi miei occhi tanti bambini che tifavano per squadre lontane e blasonate, scoprendo solo negli ultimi mesi l’orgoglio di sfoggiare non più le maglie di Tevez, Balotelli e Icardi, ma quelle di “eroi minori” quali Sciaudone, Galano e Sabelli.

Come spesso accade in occasioni come questa, non mancano i momenti d’incontro con la tifoseria e nella ressa che spinge per foto e autografi, ci sono anche adulti che sognavano come me e qualche “nonnetto” che narra ai propri nipotini la storia del Bari dei baresi. Non la solita favoletta da “C’era una volta…” ma una leggenda del calibro di “Correva l’anno… FantiniArmeniseCaricolaDeTrizioFrappampinaMajoLosetoAcerbisBagnatoIorioDeRosa”. Tutta d’un fiato. Come un unico soffio di speranza che ha condotto quei ragazzi terribili dalle giovanili fino alla consacrazione, nello stadio Della Vittoria stracolmo e divertito dal gioco spettacolare offerto dall’indimenticato Enrico Catuzzi.

Accanto a me arriva un bambino che non riesce a farsi spazio e cerca in tutti i modi di intrufolarsi tra la gente a caccia di uno scatto da poter vantare orgoglioso coi propri amici. Colto da uno slancio di empatia, decido di aprirgli un varco. Nel suo sorriso di ringraziamento, io rivedo quel mio sogno che, credetemi, non è mai svanito e non svanirà finché vedrò quell’entusiasmo così intenso e contagioso. Adesso so che il mio desiderio di fanciullo, acerbo ed innocente, vive nei sogni dei più piccoli e forse qualcuno di loro lo realizzerà partendo proprio da qui. Da oggi il mio sogno imbocca strade nuove…Che possa essere proprio qui il futuro capitano biancorosso?

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Gianluca Sasso

Gianluca Sasso

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