Le Storie

Mediocre è chi il mediocre fa

La fotografia della stagione è quella della panchina del Bari al 32′ del secondo tempo: Sogliano impassibile, che non guarda nemmeno in faccia i giocatori che entrano ed escono. Ci credo, come fai a conoscere 38 calciatori diversi? I giocatori che provano timidamente a darsi un cinque e farsi coraggio, ma hanno gli sguardi persi nel vuoto, Colantuono, accolto come l’uomo dei miracoli che butta nella mischia i ragazzini con l’intento di lenire la contestazione. Non vorremo mica prendercela con Coratella e Romanazzo, vero? E Colantuono, mister di esperienza, lo sa bene. Inutile tornare a fare il punto sul campionato, il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Non è solo un problema di obiettivo fallito, ma anche di dignità: ieri Latina e Pisa, squadre già retrocesse, hanno giocato con più ardore di questo Bari. Noi invece abbiamo praticamente regalato la salvezza all’Ascoli. Ho sentito dire spesso che questa serie B è un campionato mediocre. Io non credo: credo che la stagione del Bari sia stata molto mediocre, ma che questa Serie B ha fatto vedere cose interessantissime. Cito alla rinfusa: il gruppo della Spal, Pazzini, la rimonta di Camplone a Cesena, quella di Calori a Trapani, il campionato comunque dignitoso del Pisa e del Latina, Falletti della Ternana, Luca Vido e Littieri del Cittadella, Raffaele Bianco del Carpi (qualcuno prima o poi se ne accorgerà).

Con la partita di oggi sono stati schierati 38 giocatori, ovvero più di tre squadre. Un numero allucinante di uomini, credo da record, sicuramente più da campionato UISP che da Lega professionistica considerando che con la metà degli uomini Antonio Conte ha dominato la Premier League. La parola “progetto” dovrebbe essere bandita ad una società che ha agito così. Vorrei sentire oggi Colantuono fare ironia su alcuni giornalisti che si chiedevano in quali condizioni fossero gli acquisti di gennaio. “Non ve va bene Morleo, nun ve piace Floro Flores, oh siete incontentabili“. Peccato che poi il campo abbia detto esattamente quello che molti di noi pensavano: i giocatori presi a gennaio non si reggono in piedi. Preferisco restare solo sul tema infortuni, perché non ho prove per parlare di altro, certo che il mancato recupero di molti elementi sia dovuto ad una preparazione scadente, come quella di Maniero, un giocatore che in una stagione ha avuto una involuzione clamorosa. Simpatico, guascone, grande cuore ma non presentabile in un campionato come la Serie B. Non è l’unico, sia chiaro. Vedersi annullare un gol per un capriccio di Cassani, che anziché pensare che un suo compagno sta per segnare decide di continuare il suo bisticcio personale con un avversario che non ho né voglia né tempo di capire chi sia è demoralizzante.

Circa sei mesi fa proprio qui scrivevo che a Bari non si improvvisa. Che la nostra storia dice che i campionati più felici sono stati quelli giocati con la spensieratezza di giovani guidati da un allenatore sapiente, possibilmente affamato. Quasi mai si è vinto un campionato con una squadra di mercenari (nell’accezione buona del termine, ovvero gente pagata per offrire prestazioni in cambio di danaro) dalle nostre parti. Ma con i Bigica, i Tangorra, gli Amoruso, i Kamatà e i Ranocchia. Nessuno dice che è semplice vincere la B, perché torneremmo all’errore di cui sopra: ovvero pensare che questo sia un campionato mediocre. Questo è un errore, ed è il modo migliore per incorrere in un nuovo fallimento. Tutt’altro, lo dimostra il fatto che la Spal ha sì un il diciottesimo monte ingaggio della B, ma ha anche 5 giocatori in partenza per i Mondiali Under 20 e un allenatore che viene proprio dall’esperienza delle giovanili, uno che con i Milliennials è cresciuto. Non è un caso che chi pesca i giovani migliori vince, ed è un lavoro difficile, tutt’altro che banale, un’impresa che riusciva molto bene a gente come Regalia, Perinetti e Angelozzi, tanto per citare qualcuno passato di qui.

A Sogliano rimprovero di aver mandato via Stellone che, contrariamente a quello che in molti pensavano, aveva un progetto ed anche un’idea precisa di dove questa squadra poteva arrivare. Purtroppo nel calcio non esistono controprove, allora accontentiamoci di quello che stanno facendo Camplone a Cesena e, soprattutto, il tanto criticato Davide Nicola a Crotone. A quest’ultimo va il mio abbraccio virtuale e il mio in bocca a lupo. Colantuono ci dovrà invece spiegare cosa è successo alla squadra quando i suoi giocatori erano ancora in piedi, perché farlo martedì, dopo aver messo dentro due esordienti tanto per confonderci le idee sarà troppo facile. Parlare con il senno di poi è semplice, ma l’inserimento di due ragazzini non mi è sembrato un premio, ma un modo per evitare fischi e contestazione. Sulla società non mi esprimo, non senza conoscere tutti i retroscena. In quali guai si era cacciata la gestione precedente, da quali difficoltà oggettive è partito Giancaspro. Sarebbe bello soltanto avere un po’ di chiarezza. Perché se soldi non ce ne sono, è stato fatto un campionato folle, è la colpa è di chi li ha gestiti, o meglio sperperati.

Se invece c’è la possibilità di investire che venga fatto meglio. Ho già scritto che da troppo tempo questa squadra non ha un settore giovanile all’altezza, che Scalera e Castrovilli sono stati fatti partire senza nemmeno sapere quale fosse l’effettivo valore dei due, e che l’unico nome che conta, per vincere il campionato, è quello della città: Bari. Voci sul prossimo allenatore ce ne sono già troppe, inutile che io mi esprima sul nome preferito (Rudi De Zerbi). L’importante è che ci sia continuità: pochi giocatori, un solo mister. Ho appena appreso che il Feyenoord, di cui abbiamo scimmiottato la maglia (a proposito, perché? C’è un motivo preciso? Perché se è una mossa di marketing la ricorderemo per sempre come la maglia delle tre partite più penose degli ultimi 20 anni), ha vinto il campionato olandese dopo 18 anni. Non tutti sanno che su quella panchina c’è Giovanni van Bronckhost, uno che l’anno scorso ha perso sette partite di fila. Continuità, sarebbe già un bel record visto che un allenatore non inizia e finisce un campionato intero sulla panchina del Bari dal 2012 (Torrente). In fondo non ci voleva molto a provarci fino all’ultimo, a rendere l’ultima partita in casa della Spal una piccola finale. O, senza esagerare, a farci vivere un giovedì sera di sana speranza, come il calcio comanda. E invece no, come a Carpi due stagioni fa, i giocatori andranno a fare gli sparring partner a chi festeggia. Tranquilli ragazzi, tra una settimana sarete in vacanza, e questo incubo sarà alle spalle. Vi auguriamo il meglio. Lontano da Bari però.

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Cristiano Carriero

Cristiano Carriero

Classe '79, calciatore mancato (troppo estroso), chitarrista mancato (suono ai falò a ferragosto), professore mancato (ho una laurea in lettere a chilometro zero). I progetti, almeno quelli, non mancano. Socialmediacoso di mestiere, giornalista per passione, canto il calcio come se fosse una storia d'amore e perdo amori come fossero partite di calcio. Ma resto un tipo sportivo: ho inventato la rubrica "U Bàr ie fort" - 100 racconti romanzati sul Bari (cristianocarriero.me) e sono il co-ideatore di Che Storia La Bari.

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