Le Storie

Non supereremo mai questa fase – Di Domenico Brandonisio

Ogni maledetto sabato. Eh si, quando si tifa Bari molto spesso è cosi e la sua storia ce lo ricorda spesso: molti dolori, poche gioie. Ma quest’anno no, non può andare ancora una volta cosi. I Matarrese non ci sono più, nuova stagione. nuovo campionato, nuova vita. E poi, come non crederci dopo il miracolo della scorsa stagione? I miei idoli sono rimasti, finalmente qualcuno resta… si può provare a sognare. Quest’anno però non è partito come avrei voluto. Ma pazienza, ci rifaremo. E poi, mi ripeto sempre, la B è un campionato lungo e alla fine i valori finalmente emergeranno. Anche se dopo ieri, qualcosa è cambiato, avverto che qualcosa s’è spezzato.

1 Novembre 2014, il Bari va in trasferta a Vercelli. Il giorno prima era Halloween e avevo fatto tardissimo, ma nonostante le pochissime ore di sonno per nessuna ragione al mondo avrei potuto staccarmi dalla Bari, dalla MIA Bari. Ci si riunisce, come sempre ad ogni trasferta, dal mio amico e collega Antonio. Siamo una bella squadra, quasi una dozzina di persone, sempre presenti anche in casa. Chi l’abbonamento, chi il biglietto, ma non possiamo mancare. Salto il pranzo, prendo la macchina, e alle tre in punto sono a casa da lui e dai suoi amici. Come farà a sopportare i nostri commenti ed il nostro baccano? Proprio ad Antonio infatti spetta l’ingrato compito di raccontare in diretta la partita.

Pronti, via: sono già in clima partita, sperando in un grande riscatto di Sciaudone&co, massacrati a più non posso in questo periodo. I tifosi non sono soddisfatti, molto storcono il naso. Sempre le stesse ingenuità, sempre gli stessi errori, mormora qualcuno. E infatti: manco 20′ e ci pensa Galano, con una trattenuta ingenua, ad affogarmi nella più totale disperazione. Calcio di rigore. Gol per i bianchi e 1-0, e da li la squadra non capisce più nulla. Manco il tempo di rifiatare e arriva anche il secondo gol, e di non infierire la Pro non vuole proprio saperne. Conto i minuti, sperando che l’intervallo arrivi presto, Antonio mi guarda sconvolto e allarga sconsolato le braccia. Fosse per lui, cambierebbe già canale.

Ti giuro, se non fosse per il live, adesso me ne stavo beatamente a dormire” mi dice. Gli altri approvano, qualcuno pensa alla schedina e inveisce di tutto contro la Roma, che nel frattempo perde (e male) in quel di Napoli. E io che perdo solo perchè avevo messo il due fisso al Bari allora? Bisogna saper perdere, dice una canzone. A me però ci può stare, visto che a volte fortunatamente ci prendo, ma tu no Bari. Tu proprio no, devi lottare, devi rialzare la cresta. Inizia il secondo tempo… ma la musica non cambia. Tanti, ma tanti sbadigli. Noi ci sforziamo appena di attaccare, loro controllano come se niente fosse. Una noia mortale, sono nervoso. Ma sul 3-0 succede quel che non t’aspetti: senza neppure aspettare la fine della partita, mi alzo e me ne vado, salutando tutti. E pure la vincita della scommessa.

Sant’iddio – dico tra me e me – non ho dormito, ho persino saltato il pranzo, ho creduto ancora una volta, mi sono illuso! Non ne posso più!“. Mi sorprendo di me stesso. Era una cosa che non avevo mai fatto, neanche allo stadio. Neppure al famoso 4-0 in casa col Lecce, oppure quando prendemmo tre sberle dal Sassuolo. Ad un tratto è come se… qualcosa si sia rotto, sento che l’entusiasmo è scemato. Non ho voglia di guardare in faccia a nessuno, voglio starmene da solo. È quasi peggio di Latina.

Oh ma che fai, te ne vai già? Dai, resta con noi un altro po’ ” mi supplicano Antonio e gli altri. “Niente da fare – dico io – devo aiutare anche gli altri nel post partita. E poi, ve l’ho detto, neppure ho mangiato!“. Ma conoscendomi penso di essere risultato troppo poco credibile. Sono uno di quelli fissati per la Bari, io. Perchè a volte una partita può cambiarti la giornata, e sai purtroppo – come diceva Hornby – che questa fase non la supererai mai. E scusaci tanto caro Klas, avrebbe dovuto essere la tua partita. Perdonaci, perchè coloro che sono scesi in campo non hanno mostrato un briciolo della tua grinta.

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Domenico Brandonisio: studente di lingue e aspirante giornalista sportivo, scrive e collabora per Tuttobari dal marzo 2014. Quasi un segno del destino, visto che è coinciso col fallimento del suo Bari. Quasi 21 anni e non sentirli, ma le ambizioni per il futuro non mancano.

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Tutte le storie inviate dagli amici di "Che Storia La Bari": tifosi, appassionati, amici e perché no anche nemici. Anche se, per il nostro modo di intendere il calcio, i nemici non esistono.

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