Le Storie

Outfit Biancorosso (ovvero cosa non indossare per un galà della Bari)

La maglietta biancorossa è pronta. E’ diversissima dalle solite t-shirt “da battaglia” con polpi, galletti e fieri slogan che indosso per gli eventi della Bari. Ovviamente qui il “da battaglia è da intendersi in senso letterale perché per me ogni partita dei galletti, che sia in casa o a maggior ragione in trasferta, è una specie di evento epico per cui trasformarsi nel dodicesimo gladiatore in campo. Invece, questa bellissima blusa è in seta finissima con delicate righine rosse su sfondo bianco-ghiaccio. Quando la comprai ero così grata al famoso stilista citato nella fastidiosa etichetta poi prontamente rimossa, che se avessi potuto parlargli gli avrei detto: “Guarda, sei fichissimo. Nell’ultimo decennio nessuno come te è riuscito a coniugare così bene eleganza, creatività e orgoglio di appartenenza alla fede per la Bari”. Insomma caro mio, si fatt na belliss’m magliett’ biancoross, che indosserò stasera, con tanto di tacco, per una specialissima occasione di gala: la festa con i giocatori, in Piazza Prefettura, per la non-promozione della Bari in serie A. Il lettore barese, a questo punto, non avrà alcun sussulto. Quello non barese invece, si chiederà come sia stato possibile celebrare una cocente delusione nella principale piazza di una grande città e in presenza di migliaia di persone. Caro amico non barese ti spiego subito e con pochissime parole: noi siamo la storia, l’alfa e l’omega del calcio mondiale e quei giocatori stretti in un pullman dell’Amtab tirato a lucido che si avvicina sempre di più a me, sono degli eroi. Io ho già una Peroni in mano e, dimentica del mio inedito ed elegante outfit biancorosso, comincio ad urlare a squarciagola qualsiasi cosa mi venga in mente: “siete degli eroi!”, “ grazie!” , “Polenta, prenditi stà Peroni!”, coordinandomi opportunamente con il noto “Forza la Bari Alèèèè” che li accoglie tipo inno solenne in questa marcia trionfale. C’è anche un lungo tappeto rosso che batte la strada verso l’ingresso del comune dove ad attenderli ci sono ben due sindaci, quello uscente e quello entrante, che li premieranno per questa lunga stagione di emozioni con la targa “Bari ringrazia la Bari”. Sto per cadere dai tacchi quando vedo un papà che indica Sciaudone al proprio cucciolo interamente vestito di bianco e di rosso, descrivendoglielo con le seguenti parole: ”vid vid a papà, cudd je Sciaudò! Cudd brav ca rid semb!”. Il sorriso pieno ed entusiasta del piccolo che sgrana gli occhi per guardarlo meglio, mi fa dimenticare per un attimo che ho lasciato a casa le mie adorate sneakers per indossare queste malefiche scarpe che stanno ridisegnando completamente la mia colonna vertebrale. Do un’occhiatina ai piedi del palco cercando di capire se posso guadagnare un posticino ma le prime tre fila mi appaiono da subito irrimediabilmente serrate in un cordone umano dove sarebbe impossibile infilarci anche un granello di sabbia. Invidiosa e astiosa penso “E ci è, manco i Depeche Mode”; ma un secondo dopo, riconciliata col mondo e con i fortunati tifosi addossati al palco, sorrido e mi ripeto con spirito fiero ed orgoglioso: “ E si, manco i Depeche Mode”. Ci tocca attendere un po’ ma finalmente ecco sul palco i nostri eroi: felici, emozionati, grati; ed in un attimo da “Bari ringrazia la Bari” si passa a “La Bari ringrazia Bari” con questi ragazzi che, ancora una volta, ci stanno facendo sentire protagonisti di un film da Oscar e non scomode comparse di un B-movie cui abbiamo dovuto partecipare, nostro malgrado, per 37 anni. Sul palco Sciaudone è un presentatore più convincente del ben più famoso, per la categoria, Carlo Conti ed io tengo sempre d’occhio il piccolo cucciolo biancorosso che è ormai incontenibile sulle spalle forti del papà. Urla “Bai, Bai, Bai”…Bari, Bari, Bari ed è la prima volta in tanti anni che non ho remore nell’immaginare nel futuro di un piccolo barese, una vita fatta di sabati e domeniche al San Nicola. Ed è davvero una bella sensazione. Che si oppone, eroicamente, al malessere diffuso che ormai ha raggiunto anche i lobi delle mie orecchie sempre per colpa delle malefiche scarpe. Mi ripeto ossessivamente: “E’ per la festa della Bari, è per la Bari” e come se questa frase avesse qualche potere medicamentoso, riprendo a sorridere e a scambiare sguardi paghi e felici con i miei amici e con chiunque incroci i miei occhi in generale. La festa finisce presto, troppo presto. Lo so che prima o poi devono andare via, scendere dal palco, andare in vacanza e poi magari chissà, in qualche altra squadra. La cosa mi atterrisce non poco perché nella parte più remota del mio cervello c’è una vocina bastarda che mi dice che senza di loro il sogno è finito; che se anche uno dei protagonisti di questa magnifica storia lasciasse Bari, si spezzerebbe quell’incantesimo che ha trasformato il brutto anatroccolo in cigno, la zucca in carrozza. Devo essere una donna davvero molto solida ed equilibrata se fra il malessere di questi pensieri e gli spilli nella schiena riesco a ricordarmi di Paparesta e della nuova Bari in costruzione che mi soccorrono aprendomi il cuore e salvandomi dal dolore. Però solo da quello emotivo; perché le stronze scarpe sono ancora saldamente attaccate ai miei piedi e adesso che la Bari è scesa dal palco ho davvero pochissimo mordente a mantenerle al loro posto. Ma nel dissiparsi della folla intravedo un volto noto e caro che riaccende la mia voglia di resistere. E’ quello di Michele Salomone, l’intrepido e storico cronista di miliardi di partite della Bari cui a casa mia non si è rinunciato nonostante l’avvento di Telepiù, di Sky e del “calcio moderno”. Devo raggiungerlo; devo salutarlo; devo dirgli che io e mio padre siamo suoi inossidabili fans e che per noi l’unica vera voce della Bari, di ieri, di oggi e di domani, è lui. Aiutata dalla mia cara amica Angela, lo raggiungiamo e con tutta la goffaggine di cui sono capace, gli dico: “dottore, salve! Le rubo pochi secondi per dirle che io e mio padre la seguiamo sempre anche se quell’asincronia fra il video e la sua radiocronaca è davvero tanto fastidiosa, eh!”. L’asincronia, in realtà, deve essere nel mio cervello dato che mi ero avvicinata a lui per trasmettergli tutt’altri sentimenti. E invece no: “la seguiamo sempre anche se ci sono degli stronzi secondi di sfasamento fra quello che dice e quello che vediamo. Lo sa che danno fastidio, eh?”. Michele (mi permetto di chiamarlo per nome perché di recente mi ha minacciosamente intimato di farlo!), gentile e premuroso, sorride e mi spiega con pazienza il metodo per evitare il suddetto “sfasamento” che riporto a beneficio di tutti non solo per fare una buona azione ma anche e soprattutto per divagare dai patetici effetti collaterali della mia timidezza. Premessa fondamentale per la risoluzione dell’asincronia è che la diretta Sky e la radiocronaca siano fruite via web attivando lo streaming video con MySky e quello della cronaca “salomonica” collegandosi con il sito dell’emittente radiofonica. Il geniale trucco consiste nel bloccare il video al momento del calcio d’inizio per riattivarlo non appena Michele annuncia l’avvio del match con il fatidico “Partiti!”. Et voilà! Il gioco è fatto! Felice e appagata, mi congedo dal mio idolo pregando tutti i santi in paradiso di aiutarmi a ricordare queste informazioni fino a che non sarò riuscita a raggiungere una penna e un pezzo di carta per appuntarmele. E fortunatamente in Paradiso hanno ben altro da fare visto che la mia cattiva memoria, nei giorni successivi, mi farà guadagnare un bellissimo incontro con Michele che, al di là delle informazioni tecniche, mi ha partecipato di tantissimi, emozionanti aneddoti sulla Bari e per i quali non lo ringrazierò mai abbastanza. Ma torniamo alla nostra festa. Una volta salutato Michele non ho davvero alcuna ragione per rimanere lì. La mia amica Angela, ormai trasformata in una stampella umana, mi scorta paziente alla sua macchina che, girato l’angolo, intravedo parendomi l’Eldorado. Mentre cammino, sorseggio gli ultimi cc di una Coca Cola Zero che nel mio immaginario rappresenta la panacea di tutti i mali: mal di testa, mal di pancia, mal di denti e quindi perché non anche mal di piedi? Ma come spesso accade, i maratoneti ne sanno qualcosa, le insidie peggiori sono quelle nascoste negli ultimi metri ed infatti la mattonella sconnessa su cui fra qualche secondo si poggerà il mio piede sinistro, è a circa un metro e settantasette centimetri dalla Peugeot di Angela. Non so se prima si è rotta la scarpa e poi la Coca Cola mi si è riversata sulla mia fantastica blusa di seta o viceversa. Ho anche valutato a lungo l’ipotesi che le due cose possano essere successe contemporaneamente ma la verità è che questo non lo sapremo mai. L’unica cosa che so, e con assoluta certezza, è che le mie sneakers sono la cosa più bella che esista al mondo e che la Coca Cola Zero fa quello che può, ma poverina, ai piedi proprio non ci arriva. Ma soprattutto che non derogherò mai più al dress code “battagliero” della Bari. E che outfit è proprio una parola di merda.

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Antonella Poliseno

Antonella Poliseno

Antonella Poliseno è nata, cresciuta, si è scolarizzata, laureata
in Economia e Commercio e specializzata in Marketing e Comunicazione d'Impresa a Bari. Fra le altre cose, ha collaborato con tuttobari.com per scrivere della Bari, sempre a Bari. Attualmente è reclutata quale “esperta in code” per l’acquisto dei biglietti della Bari. Si fa pagare rigorosamente in Peroni. A Bari.

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