Partite

Lecce – Bari: cronaca di un derby

Articolo di Pino Picciotti: 43 anni, portato mano nella mano da mio padre allo stadio Della Vittoria la prima volta nel 1977 (6 anni non ancora compiuti). Chiaramente amore fu! Sempre con il mio papà fino all’età di 14 anni circa, anche se nell’ultimo periodo praticamente non guardavo la partita ma la curva dai vecchi distinti sud. Quindi a 14 anni presi il coraggio con due mani e dissi a mio padre che dalla prossima partita sarei andato in curva da solo. Così fu e lo ringraziero’ per sempre e per tutta la vita. Oggi mi ritrovo ancora in curva, quella del San Nicola, con frequentazione assidua e continua per quasi 30 anni. Da un po’ di tempo pero’ si sono aggiunti altri con me . Mio figlio Antonio ormai di 18 anni e mia figlia Giorgia di 14. Anche loro sempre con me e di questo non posso che esserne orgoglioso. Bari per sempre e di padre in figlio.

16 maggio 2008

L’adrenalina sale, mancano ventiquattro ore alla partita e non si stà più nella pelle. Se si guarda la classifica è una partita che non dice nulla per noi seguaci della Bari, ma non è così. Questa è la PARTITA. Un incontro che per noi baresi è come un raccoglitore dove abbiamo infilato una sull’altra amarezze, pene, malumori, urli strozzati in gola, sguardi nel vuoto con la testa tra le mani, umiliazioni, che ormai lo comprimono e rischia di travasare. Lo vogliamo svuotare, si lo vogliamo fare ed indovinate un po’ dove? Al Via del Mare, il palcoscenico che ci ha regalato l’unica vera gioia delle ultime stagioni. Urlare nel cielo leccese. Straripare di gioia e cantare a squarciagola. Sensazioni che forse neanche i nostri calciatori riescono a percepire, perché se le sentissero (e speriamo sia così), darebbero l’anima sul rettangolo verde e questo a noi basterebbe perché tutti sappiamo bene la loro superiorità tecnica quest’anno. Si ma solo a livello di squadra, nient’altro. Sugli spalti con l’adrenalina nelle vene siamo insuperabili da chiunque.

Basterebbe avere l’orgoglio, lo stesso che abbiamo da sempre noi tifosi Baresi, ed allora si che ce la giochiamo alla pari. Non resta che attendere ancora qualche ora, passare una notte girandosi tra le lenzuola ed avere in mente il San Nicola dopo il 4° goal di Tucci, ma poi cacciarlo indietro nel posto più remoto della mente e sostituirlo con quello più bello e amato di Santoruvo & C. che gioiscono sotto la nostra curva al via del mare con gli idranti. Buonanotte ragazzi.

17 Maggio 2008

Non sto sognando, l’acqua arriva fino a me, è l’idrante, tenuto da Santoruvo e Ganci, replicano una scena già vista: una gioia immensa, infinita che non ha eguali. Dopo tre ore abbondanti di auto, ad una velocità media di 60 km/h, sotto il sole cocente, ma con l’entusiasmo di gente che merita di più, davvero di più, entriamo a spintoni al via del mare, ammassati come sardine, fino a prendere posto sugli spalti ed a trovarci di fronte già le squadre in campo. Il primo tempo scivola via velocemente senza grandi entusiasmi in campo, al contrario degli spalti, colorati da entrambe le parti ed i classici sfotto’ che creano la cornice giusta per un derby e ci distraggono parecchio dal gioco. Si fatica a non finire per comprare un sorso d’acqua, ma ci sarà data, si, solo alla fine, dai nostri ragazzi con il solito idrante. Il secondo tempo inizia. Ripartono i cori, anche se più lentamente, come se ci stessimo risparmiando per il boato finale. Infatti ecco Lanzafame scattare sulla linea di bordo campo, sotto di noi, un colpo da grande campione e lo rivedo a terra, mentre già Santoruvo è su di lui, che gli spizzica i capelli facendogli i complimenti. CALCIO DI RIGORE!

Bonanni avanza verso il dischetto, palleggiando con la mano come fosse un cestista. Posiziona la palla. L’arbitro toglie dall’area di rigore un nastro biancorosso arrivato in campo. Rincorsa, palla a sinistra e portiere a destra, gioia immensa.

Quasi sfiniti per la gioia, tentiamo di rifiatare, ma Cavalli si invola verso l’area di rigore, passa la palla, ecco ora la passa al centro… fiato sospeso… lentamente… si gonfia la rete. Da non crederci, 2 a 0, siamo in delirio. La voce ritorna, l’urlo si fa’ più incessante, il Lecce segna ma non ci fa una grinza. Abbiamo vinto, stravinto sul campo ed anche sugli spalti, se non fosse per qualche lancio di petardi assurdo e di troppo. E riecco la scena, l’acqua dell’idrante ci raggiunge, mentre ringraziamo i ragazzi per la splendida giornata che ci hanno regalato.

I leccesi fanno in fretta a svuotare il via del mare, noi no, abbiamo tutto il tempo di cantare e poi stremati accomodarci lentamente tutti sulle gradinate, avvertendo solo ora la grande sete. Con la gioia nel cuore ci rimettiamo in macchina, esausti, torniamo nella nostra città e ci prepariamo a gustare una notte senza sogni, perché ci addormentiamo con una realtà: Lecce – Bari 1-2.

Post precedente

È andata così, Daniele

Post successivo

Antonio Cassano Bari: torna a casa Tonino

Guest

Guest

Tutte le storie inviate dagli amici di "Che Storia La Bari": tifosi, appassionati, amici e perché no anche nemici. Anche se, per il nostro modo di intendere il calcio, i nemici non esistono.

Nessun commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>