Partite

Sarà Bari – Foggia, ed è subito tempo di ricordi

Lecce, Taranto e Foggia, i derby sono derby e nell’immaginario di noi tutti non sono mai partite normali, sicuramente è così, tutti regalano emozioni che solo un tifoso di calcio può provare davvero. Campanilismo, rivalità, qualche invidia. Se c’è una partita che ricordiamo sempre e comunque è il derby. Ci sono gli “anziani”, quelli che il derby vero è solamente Bari – Taranto, quando si andava in trasferta senza scorta e la trasferta allo Iacovone era per cuori impavidi e cavalli di razza, poi ci sono i “cugini grandi” che ti portano a vedere il primo derby con il Lecce, perché negli anni ’80 ci si incontrava spesso, negli anni 90 invece i primi veri ricordi di derby, sentiti per davvero quasi sempre con il sole, non so perché ma a memoria non ricordo un Bari – Foggia che non fosse con il sole, ed è sempre più bello. Ed ecco perché il mio derby è senza dubbio quello con i satanelli rossoneri.

I ricordi belli sono pochi, un 2 a 1 in serie A che sembrava lanciarci a dicembre verso una prima storica qualificazione Uefa, a termine di quella partita eravamo 4 con 5 punti di distacco dalla quinta in classifica, all’ingresso degli stadi non c’erano ancora i tornelli e la vittoria valeva ancora due punti e Marco Giorgio lo spiega così:

Un ricordo limpido e cristallino come se lo avessero giocato ieri, è il 2-1 del 1994 contro il Foggia di Catuzzi, indimenticato artefice di uno dei Bari più spettacolari della storia. C’è tutto in questa partita: la furbizia del cobra Tovalieri che si inventa il gol del vantaggio buggerando il difensore avversario, l’orgoglio dei cugini che prima pareggiano con un tiro sontuoso di Di Biagio e poi ci mettono paura colpendo un palo clamoroso, lo stacco impressionante di Lorenzo Amoruso che vola nella stratosfera per incornare un calcio d’angolo. E, soprattutto, il rigore tirato da Gautieri sull’1-1 e neutralizzato da Mancini. Avrei dovuto odiarlo in quel frangente, ma ne rimasi solo ammirato. Solo anni dopo avrei compreso il perchè. Ciao Franco, questo è anche il tuo derby.”

Poi in realtà tanti ricordi di partite sofferte, quasi sempre ad inseguire, quasi sempre sconfitte. Cristiano Carriero ricorda così un derby del ’92. Una clamorosa sconfitta: 

Il Foggia allenato da Zeman, era in crisi. Dopo aver stupito l’Italia con zona, pressing e velocità, iniziava a pagare il dazio dell’inesperienza di alcuni suoi interpreti. Insomma, tutto lasciava pensare che per noi sarebbe stata un grande giornata. Mi diedero una bandiera rossa appena arrivato allo stadio. A mio padre ne diedero una bianca. La coreografia fu una delle più belle che io, a memoria, ricordi. Trentamila bandierine e uno stemma degli Ultras al centro. La trovate in diversi locali: bar, sale da barba, ristoranti. Tutti a ribadire l’orgoglio di quella curva. In pochi ricordano, però, che dopo quella coreografia, così ben immortalata dagli obiettivi di allora, ebbe inizio il vero spettacolo. E quello spettacolo lo diedero gli avversari. Ma quel derby del 29 marzo 1992 non lo scorderò mai“.

Quel derby, una mazzata tremenda, ma non per Alessandro Piemontese, all’epoca piccolo satanello foggiano: Ricordo la mano di mio nonno che mi stringe il braccio e mi avvicina a lui per proteggermi. Una pioggia di oggetti. Mi sentivo in un videogioco a scansarli tutti. Un arkanoid rovesciato. Ricordo la pioggia di emozioni in uno stadio grande grande. Baiano, Shalimov e Kolyvanov. Il cuore grande grande e la sensazione di telecomandare quel bolide di Igor fino alla meta. Il più bel viaggio con nonno.”  Ci piace inserire anche il suo di ricordo perché per noi non esistono solo vittorie e sconfitte ma soprattutto belle storie da raccontare.

Leonardo Losito va più indietro nel tempo: Non era più il Bari di Catuzzi , era stato esonerato la domenica precedente, si giocava Bari Foggia con un nuovo allenatore Gigi Radice ingaggiato (a caro prezzo) dai Matarrese per salvare la squadra dalla retrocessione. I giocatori facevano fatica con i nuovi meccanismi: il Foggia passa in vantaggio al 42′ e la squadra è ancor più in difficoltà, ma il capitano Giorgio De Trizio riesce a pareggiare prima dello scadere del primo tempo di testa sull’ultimo calcio d’angolo. Nel secondo tempo Bagnato segna su rigore e riesce a far vincere la squadra. Fu la vittoria dell’orgoglio, ma non servì a salvarci

Nicola Ippolito ricorda quel derby dell’inversione di campo da parte di Collina, e quei 10 minuti interminabili di recupero, sulla strada per la serie A. Franco Mancini che para tutto, pur sapendo che l’anno dopo giocherà a Bari. Dalla curva foggiana qualcuno comincia a lanciare oggetti contro Fontana. Jimmy avvisa due volte il giovane e bravissimo Collina di Viareggio. La terza volta viene colpito da una bottiglia piena e cade a terra. Collina prende una decisione unica, non prevista dal regolamento: inverte nuovamente il campo. Si continua a giocare: il tempo di sapere che il Genoa ha pareggiato Ravenna. Il Bari capisce che il punto va bene, che adesso basta portare a casa la pelle e vincere la domenica dopo contro il Castel di Sangro. Il Foggia non ne ha più e la partita finisce così: pari.

L’ultimo derby al San Nicola, quello del ’96 nei ricordi di Gianluca Sasso: “Il Foggia vinse con due autoreti, Fascetti fu pesantemente contestato. Il gol del momentaneo vantaggio del Bari fu segnato da un ragazzo di 18 anni che però veniva fischiato ogni volta che toccava palla. Avrei scommesso che sarebbe diventato un gran giocatore. Si chiamava Marco. Marco Di Vaio“. Nonostante la sconfitta il Bari andrà in Serie A al termine di una stagione culminata con un’incredibile rimonta“. Quali ricordi volete raccontarci sei vostri derby?

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