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Peroni, més que una…birra. La bionda si è innamorata di un galletto

Si, avete letto bene. Il confronto potrebbe stonare un po’, ma tant’è. Se in Catalogna (dovremo abituarci davvero cosi?) il Barcellona è considerato “més que un club” (più di una semplice squadra di calcio), a Bari si può dire la stessa cosa a proposito della Peroni. La liaison tra il noto marchio di birra ed il capoluogo pugliese non è come tante altre, di conseguenza neppure la sponsorizzazione del Bari può considerarsi una come tante altre.

La Peroni è Bari, Bari è la Peroni. Il tutto nonostante questa birra abbia ben altre origini e, attualmente, sia di proprietà giapponese. E’ stata adottata, con grande piacere e da tempo immemore, dai baresi. Tanto da diventare sinonimo di tradizione, parte del tessuto sociale e del folklore. In altre parole, una compagna di vita: non può mancare a quasi ogni pasto, cosi come in una serata tra amici, in spiaggia (quanti tornei a briscola o burraco con tavolini ‘griffati’…), alle feste. Soprattutto a quella di ‘San Nicola’, dove se ne trovano ad ogni angolo di strada. E’ stata anche la compagna di tante, tantissime trasferte: dalle più vicine alle più lontane. E se qualcuno te la offre…non puoi rifiutare. Detto tra noi, poi, come potresti?

Ed ora che ci penso è stata pure la birra dei mitici Piero Scamarcio e Toti e Tata, mostri sacri della comicità barese che più di una volta l’hanno proposta nei loro siparietti. Da abbinare preferibilmente con focaccia e – se ci riuscite vi potete considerare ‘baresi veraci’ – bere col mignolo alzato. Le altre? Semplicemente non esistono, peggio ancora se si tratta di Raffo! Già, la Raffo. Personalmente (e magari non sono l’unico) ho sempre osservato con piacere misto ad un pizzico d’invidia il connubio tra Taranto, la birra (la Raffo è nata proprio in riva allo Ionio, solo dopo è cambiato tutto) e la sua squadra di calcio. Tale da far scaturire pure un coro da stadio.

Questa piccola forma di gelosia da ieri non esiste più. Per molti tifosi si materializza un sogno perchè anche la squadra si appropria di un simbolo cittadino. E’ giusto affermarlo senza timore di smentita. E chissà quante volte vi sarete chiesti: “Ma è davvero impensabile vedere il Bari con lo sponsor Peroni? Sai che spettacolo…”. Un pensiero ricorrente durante la partita (meglio magari quando si vince), alla fine della stessa o durante l’intervallo. Bere per sognare (ieri persino l’Europa, oggi’soltanto’ la A), per dimenticare (le sconfitte, spesso) e cantare per la Bari (altro coro da stadio).

Come sarà la maglia adesso? Domani quest’ultimo aspetto verrà finalmente svelato. La presentazione – giusto per restare in tema di tradizioni e simboli – avrà luogo domani pomeriggio presso lo storico stabilimento della stessa Peroni. Sapete da quanto esiste? Dal 1963, anche se il primo in assoluto risale addirittura al 1924! Il numero di generazioni che da queste parti sono cresciute con questo ‘mito’ è altissimo. E nessun ipotetico referendum sarebbe in grado di smentire la birra preferita dei baresi, questa bionda naturale che sa sedurli come pochi altri da una vita. Ma è ancora più bello sapere che adesso la bionda in questione si è innamorata pure di un bel galletto. Per una squadra che possa andare, si spera…a tutta birra!

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Domenico Brandonisio

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