Personaggi

A Bari non si improvvisa

Scorro l’almanacco della mia memoria e scopro che, con Colantuono, siamo all’ottavo allenatore in quattro anni. Nello specifico: Gautieri, Alberti + Zavattieri (e Loseto), Mangia, Nicola, Camplone, Stellone e l’ex Atalanta. Se i primi tre appartengono, come si dice dalle nostre parti, alla gestione Matarrese, più vicina ad un’autogestione – ma che bravo fu Angelozzi ad inventarsi il triumvirato Loseto, Alberti, Zavattieri –  che ad un disegno tecnico, le scelte effettuate da Mangia in poi sono imputabili a nuovi e più o meno rampanti proprietari, che si sono presentati a Bari con la parola “programmazione”.

Ora, evitiamo subito di fare scomodi paragoni; a scanso di equivoci sembra che non sia cambiato molto, e in ogni caso non è questa la sede per parlare di amministrazione e finanza. Parliamo di questioni squisitamente tecniche. Andando a ritroso scopro (ma per fortuna la mia memoria funziona ancora bene) che le ultime quattro promozioni – periodo preso in considerazione il trentennio 1987 – 2017 – non solo sono frutto di programmazione e pazienza, ma in tre casi su quattro, di tecnici confermati dopo uno stagione che una volta veniva definita di “transizione”.

E quando non fu così, con Salvemini, si intervenì, tassello dopo tassello, su un organico che era stato costruito nel tempo da Catuzzi, Bolchi e dallo stesso Salvemini. Altro che rivoluzioni come quella di Antonelli dopo la Meravigliosa stagione fallimentare. Fu così che arrivarono Monelli e Scarafoni, aiutando a crescere giovani come Terracenere, Armenise e soprattutto Angelo Carbone, fino all’esplosione di talenti quali Perrone e Pietro Maiellaro, consacratosi a Taranto.

Andò diversamente a Beppe Materazzi che dopo aver ereditato un presunto squadrone da Sebastiao Lazaroni cadde a Terni dopo cinque vittorie consecutive, in una delle partite più controverse della storia del Bari. Il tempo di fare piazza pulita, ripartire da Amoruso, Tangorra, Bigica, Fontana e Pedone, con la ciliegina sulla torta Protti-Tovalieri e fu promozione.

Attenzione perché nel 1997 Eugenio Fascetti veniva addirittura da una retrocessione. Con tanto di capocannoniere, Igor Protti, ma pur sempre retrocessione. Conferma per il tecnico toscano e promozione dopo una solo anno (rarità dalle nostre parti, di solito ci mettiamo sempre un po’ di tempo a capire dove siamo finiti). Non indolore, perché a metà stagione tutti o quasi chiesero la testa del tecnico. Nella partita contro il Castel di Sangro la curva espose lo striscione “Quando una promozione è figlia della contestazione”. Fascetti rispose che senza quella contestazione saremmo stati promossi anche prima. E che la promozione, semmai, era figlia della programmazione e della lungimiranza di chi aveva saputo aspettare Di Vaio, Flachi, Guerrero e Ventola. Lui.

Infine Antonio Conte. Confermato dopo un buon finale di stagione, costruì a fari spenti la sua squadra da promozione. Il suo mantra era “Ci sono 7-8 squadre più attrezzate di noi”. Arrivammo primi. Sopra il Parma. Sopra il Livorno. E sopra le altre 5-6 squadre. La morale? A Bari i cambiamenti non hanno mai fatto bene, lo dice la storia e la tradizione. Ma soprattutto, a Bari, si vince quando si costruisce, a fari spenti, e possibilmente con un direttore sportivo abile a scovare talenti. Janich, Regalia e Angelozzi sono figura molto diverse dagli yuppies alla Antonelli o alla Sogliano. Se si parte con un nuovo allenatore che sia, per cortesia, l’inizio di un percorso. Che da queste parti la programmazione funziona meglio che altrove. In bocca a lupo a Colantuono.

Post precedente

Pep Stellone

Post successivo

Mechèle e Giuánne, trent’anni dopo il Bari dei Baresi

Cristiano Carriero

Cristiano Carriero

Classe '79, calciatore mancato (troppo estroso), chitarrista mancato (suono ai falò a ferragosto), professore mancato (ho una laurea in lettere a chilometro zero). I progetti, almeno quelli, non mancano. Socialmediacoso di mestiere, giornalista per passione, canto il calcio come se fosse una storia d'amore e perdo amori come fossero partite di calcio. Ma resto un tipo sportivo: ho inventato la rubrica "U Bàr ie fort" - 100 racconti romanzati sul Bari (cristianocarriero.me) e sono il co-ideatore di Che Storia La Bari.

Nessun commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>