Personaggi

Ho visto Bonucci esultare, di fronte a me

Ho visto Bonucci esultare. L’ho visto alzare le braccia e gridare, in una notte di dicembre. Indossava la maglia della mia squadra, e avevamo appena vinto contro la Juventus. Allora non immaginava cosa sarebbe diventato lui per la Juve e per la Nazionale. Io invece gliel’ho letto negli occhi quella sera. Lo giuro. Ci sono giocatori che scrivono stronzate sui social e parlano di “occhi della tigre“, di “sangue e sudore” e altre banalità. Quando ho visto Bonucci arrivare sotto la tribuna est, alla fine della partita perfetta, senza maglietta e pantalocini, ho capito che lui quegli occhi ce li aveva davvero. Sono sceso fino al gradino più basso, insieme ad altre mille persone, per dirgli solo “Vai Leo“. E non è stato difficile immaginare che avremmo fatto fatica a trattenerlo ancora. Ma lui non lo sapeva.

Quella notte al Bari mancavano Ranocchia e mezza difesa. Bonucci giocò al fianco di Stellini e Diamoutene. Meggiorini fece un gol bellissimo, Barreto fece perdere la testa a Cannavaro, Almiron segnò il gol dell’ex e non esultò. Finì 3 a 1 e Bonucci giocò una partita perfetta. Per la prima volta non c’erano Ranocchia-e-Bonucci, i due centrali rivelazione del campionato. C’era Leonardo Bonucci, il ragazzo delle due retrocessioni di fila. Quello venuto dal Pisa, e che l’anno prima aveva deluso a Treviso. Quello che non riusciva a trovare spazio in B. Quello che durante il pre-campionato era stato messo in discussione, perché come si diceva allora “non ti puoi presentare in Serie A con Bonucci“.

Mi bastò una partita maiuscola, la prima contro Milito ed Eto’o, ma quegli occhi non me li scorderò mai. Sono orgoglioso di aver visto Leo giocare con la maglia del Bari e ogni volta che lo vedo giocare in Nazionale ripenso a quel ragazzo di 22 anni in mutande sotto la tribuna est. E anche se la sicurezza nei suoi mezzi, con il passare degli anni, l’ha fatto diventare eccessivo, non ho mai smesso di volergli bene, sebbene oggi indossi la maglia di una squadra che non è certo la mia preferita. È stato bello vedergli contendere una semifinale europea alla Germania, sarà bello vederlo ancora in campo con la sua grinta, con i suoi piedi troppo preziosi per essere quelli di un difensore, difensore tra i più forti che abbiamo mai avuto il piacere, e l’onore, di vedere da queste parti.

Qualche anno dopo Martina Maccari, sua moglie, chiese a Leo un regalo di compleanno speciale. Lo confessò alla Gazzetta del Mezzogiorno: avrebbe voluto festeggiarlo a Bari. Una città dove avevano vissuto solo per un anno, ma che evidentemente gli era rimasta nel cuore. Scrisse per Bari una delle lettere più belle, una di quelle cose che noi tifosi non dovremmo dimenticare mai.

Perché a Bari tutto rimane come sempre, persino le sedie delle vecchiette fuori la soglia di casa rimangono sempre le stesse. Vedono il sole, la pioggia, i funerali, i battesimi e rimangono sempre li. Che tu passi, le guardi, e ti fanno sentire a casa.

Perché a Bari tutto ti fa sentire a casa: il barista, la vecchietta e il mendicante.
A Bari la gente ci scherza con chi chiede l’elemosina. È questa la cosa bella.
A Bari la gente ti bacia solo perché conosce chi sta con te. È questa la cosa bella.
A Bari la gente è di buonumore perché arriva il mese con la “R” e ci sono i ricci. È questa la cosa bella.

Le chiesi di poterla pubblicare sul mio blog, mi disse che lei e Leo erano felici. Ecco Leo, mi piacerebbe saperti felice. Perché lo so che i soldi, i successi e la gloria non sono un cazzo di fronte alla salute di tuo figlio. Per gli occhi della tigre ci sarà tempo. Quelli non te li toglierà mai nessuno. Ti aspettiamo qui, dove nasce il sole. Perché quando il sole ti nasce dentro, non c’è pioggia o vento che possa portartelo via.

Post precedente

Sarà Bari - Foggia, ed è subito tempo di ricordi

Post successivo

Un migliaio di talenti, nessun campione

Cristiano Carriero

Cristiano Carriero

Classe '79, calciatore mancato (troppo estroso), chitarrista mancato (suono ai falò a ferragosto), professore mancato (ho una laurea in lettere a chilometro zero). I progetti, almeno quelli, non mancano. Socialmediacoso di mestiere, giornalista per passione, canto il calcio come se fosse una storia d'amore e perdo amori come fossero partite di calcio. Ma resto un tipo sportivo: ho inventato la rubrica "U Bàr ie fort" - 100 racconti romanzati sul Bari (cristianocarriero.me) e sono il co-ideatore di Che Storia La Bari.

Nessun commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>