Personaggi

La rana delle favole

Quella dell’Atalanta è una favola vera. Altro che Leicester, altro che RB Lipsia. Una realtà tutta italiana, made in Zingonia. Ci sarebbero molte cose da raccontare, in primis sulla persona di Mino Favini, una figura che segna il solco tra un settore giovanile che cresce tanti ottimi giocatori, da Morfeo a Bellini e l’elenco sarebbe lunghissimo, e uno alla costante ricerca e costruzione del fenomeno. E sono due cose profondamente diverse. Ma in ogni favola che si rispetti c’è un elemento di disturbo. Nessuno in Italia, soffre questa favola come noi baresi. Perché per tutti, il gruppo Atalanta, vuol dire spirito, unità di intenti, sacrificio.

Dal primo all’ultimo. È certo che tutta l’Italia non juventina, sabato, tiferà per i bergamaschi, e in fondo piacerebbe farlo, visto che storie come queste ci fanno sperare che un giorno posso toccare anche a noi. Ma siamo combattuti. Perché in mezzo a quei giovani talenti che rispondono al nome di Caldara, Coda, Gagliardini e Sportiello, c’è un giocatore che pensavamo di non vedere più su certi palcoscenici. Palcoscenici che, per inciso, noi non abbiamo più visto anche per colpa sua. Una colpa dichiarata, scontata, legislativamente alle spalle. Per lui, ma evidentemente non per noi.

Andrea Masiello è la rana della favole, l’anti-calciatore (anche fisicamente: è bruttino, spelacchiato, ha tatuaggi vecchi e scoloriti), la faccia cattiva del protagonista inaspettato di questo campionato, della provincia che assurge il ruolo di possibile salvatore della Serie A dall’egemonia della Grande. Fuori dai denti, liberandoci dell’astio che non potremmo non covare, andrebbe detto che Masiello è, in questo momento, uno dei centrali più forti del campionato. Giocava insieme a Bonucci e ad un altro Ranocchia, e questo dovrebbe farci riflettere ancora di più su cosa sarebbe potuta essere quella squadra.

Ma è un argomento scottante, così come lo è il dibattito sulla possibilità che venga convocato in nazionale. Se conosco un minimo Ventura, e lo conosco, e se sono a conoscenza un minimo del peso degli sponsor principali della Nazionale, e lo sono, posso dire con certezza che soprattutto di questi tempi i valori sono troppo importanti per i colori di azzurri, certamente più delle prestazioni di un ottimo difensore, che al di là delle nefandezze baresi, resta un grande rimpianto per tutto il nostro calcio. In fondo, l’appellativo di Thuram Bianco, se dovessimo limitarci al campo, non era poi così ardito.

Ma Thuram aveva altri valori, gli stessi che lo portarono a non trattenere il proprio disappunto dopo Calciopoli, e ad essere rinnegato dalla hall of fame juventina. Di certo non siamo felici del fatto che nella squadra che sta facendo sognare l’Italia, alla vigilia di un improbabile big match di Serie A, ci sia il giocatore che ci ha fatto vivere il nostro peggiore incubo, ma sembra importare solo a noi e ce ne faremo una ragione. Masiello è la rana delle favole, l’importante è che non ci chiedano di baciarla.

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Cristiano Carriero

Cristiano Carriero

Classe '79, calciatore mancato (troppo estroso), chitarrista mancato (suono ai falò a ferragosto), professore mancato (ho una laurea in lettere a chilometro zero). I progetti, almeno quelli, non mancano. Socialmediacoso di mestiere, giornalista per passione, canto il calcio come se fosse una storia d'amore e perdo amori come fossero partite di calcio. Ma resto un tipo sportivo: ho inventato la rubrica "U Bàr ie fort" - 100 racconti romanzati sul Bari (cristianocarriero.me) e sono il co-ideatore di Che Storia La Bari.

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