Personaggi

Nestor Lorenzo: dal Bari alla finale di Italia ’90

Mister dobbiamo andare a vedere questo giocatore, dicono sia buono. Succedeva così negli anni ’80 e ’90: allenatori e direttori sportivi si mettevano in viaggio e andavano personalmente a visionare ipotetici talenti in giro del mondo. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 il direttore sportivo del Bari è Franco Janich. In 8 anni e mezzo da dirigente del Bari nella prima era Matarrese ha portato a Bari gente come Joao Paolo, Gerson, Boban, Platt, Maiellaro, Cowans, Carrera e tanti altri.
Nel 1989 il Bari, allenato da Salvemini, arriva in serie A dopo un primo posto conquistato in Serie B insieme al Genoa. La Serie A obbliga la dirigenza a regalare rinforzi al mister per affrontare la massima serie. Arrivano subito Drago e Brambati ma è necessario un viaggio per completare la rosa. Sarà un viaggio lungo perché Salvemini e Janich salgono su un aereo e arrivano in Sud America con tappe tra Argentina e Brasile.

La ricerca è fruttuosa perché quell’estate al ritiro di Mezzano di Primiero si presentano tre nuovi acquisti dal cuore sudamericano dentro una nuova maglia biancorossa. I tre ragazzi sono un difensore argentino e due brasiliani: un centrocampista e un attaccante. I due brasiliani sono Sérgio Luís Donizetti e Gérson Cândido de Paula, il difensore argentino si chiama invece Nestor Lorenzo.

Quel Donizetti diventa in breve tempo “quel giocatore che assomiglia al magico Pelè”. Paulo, Joao Paulo, conquista il tifo biancorosso a suon di goal e giocate spettacolari in coppia con Maiellaro. Gerson invece diventa un idolo della tifoseria diventando per tutti Gegè.
E Lorenzo? Il difensore argentino non ha la stessa fortuna dei due brasiliani. La difesa di Salvemini è super collaudata con Giovanni Loseto e Massimo Carrera e così Massimo Brambati e Lorenzo si giocano una maglia.

Nestor Lorenzo arriva a Bari a 23 anni, di lui si sa poco o nulla se non che è nel giro della nazionale argentina di Carlos Bilardo, ma la storia del “giro della nazionale” è una storia che i tifosi baresi hanno sentito molte volte soprattutto per gli acquisti sudamericani. E infatti Lorenzo non convince, molto bravo nel gioco aereo, con i piedi però non è educatissimo e non garantisce quella sicurezza che ci si aspettava.
Emblematica è forse la partita in cui Lorenzo realizza la sua unica rete con la maglia biancorossa. È il 10 settembre del 1989 e il Bari affronta in trasferta il Bologna allenato da Gigi Maifredi.
Il difensore argentino di Lanus è titolare nella difesa barese ma, se pur autore di una rete, si rende colpevolmente partecipe di 2 dei tre goal subiti dal Bari. Nel primo goal sbaglia un facile stop concedendo campo libero a Bonini che serve al centro per Lorenzo (un altro) il quale realizza la rete del vantaggio rossoblù, mentre nel secondo tempo si fa saltare facilmente da Bonetti che crossa per Poli, bravo poi a realizzare il momentaneo 3-0. Nel finale di partita arriva l’unico e inutile suo momento di gioia con la maglia del Bari realizzando, di testa su azione di calcio d’angolo la rete del 3-1.

L’esperienza di Lorenzo con la maglia del Bari si chiuderà dopo solo una stagione con il suo passaggio prima in prestito e poi a titolo definitivo allo Swindon Town allenato dal suo connazionale Ardiles (si proprio lui, l’attore/giocatore del celebre film “Fuga per la vittoria” nonché campione del mondo del 1978). I tifosi del Bari non si strappano i capelli quando sanno della cessione dell’argentino, anche perché i biancorossi chiudono probabilmente la migliore stagione di sempre con un decimo posto in Serie A e la vittoria della Mitropa Cup contro il Genoa.

La carriera di Lorenzo dopo due anni in Inghilterra allo Swindon (all’esordio realizza una rete di testa ma si fa anche ammonire, ecco il video), si conclude poi in patria in Argentina tra San Lorenzo, Ferro, Boca Juniors e Banfield.

Probabilmente molti tifosi del Bari si fecero la domanda durante quella stagione: “Certo se questo è nel giro della nazionale, in Argentina stanno messi male”. Eppure Nestor Lorenzo la camiseta dell’albiceleste la indossò sul serio e in quell’estate del 1990 i tifosi del Bari ebbero il modo di scoprirlo davanti alla televisione in mondovisione.
Quella è l’estate delle notti magiche, delle reti di Totò Schillaci e della presentazione al mondo intero dello stadio San Nicola, il nuovo stadio e casa del Bari, durante i Mondiali di Italia ’90.

La sera dell’8 luglio, a Roma si disputa la finale del mondiale tra Germania e Argentina all’Olimpico. Davanti alle televisioni di tutto il pianeta le due finaliste si schierano a centrocampo per gli inni nazionali. Il primo inno a essere suonato è quello argentino, ma accade qualcosa di brutto, molto brutto. Quasi tutto l’Olimpico fischia: italiani e tedeschi gettano bordate di fischi mentre la banda esegue l’inno argentino. Gli italiani hanno scelto di tifare Germania anche per come è finita la semifinale persa contro Maradona e compagni, i tedeschi si accodano e insieme dimenticano il fair play in uno dei momenti da dimenticare del calcio italiano. Le telecamere riprendono la squadra argentina, ai più balza all’occhio il solo Maradona che ripete per due volte volutamente in camera “Hijos de puta!”, rivolgendosi al pubblico irrispettoso dell’inno della sua nazione. Ma a molti tifosi del Bari capita di soffermarsi su un altro giocatore. Ha il numero 13 e assomiglia parecchio a quel difensore passato da Bari quasi inosservato per una sola stagione. Nestor Lorenzo non solo fa parte del giro della nazionale ma è anche titolare della finale del mondiale di calcio nella difesa campione del Mondo uscente dell’Argentina.

Nestor Lorenzo in quel mondiale colleziona tre presenze, una da titolare all’esordio nella storica sconfitta dell’Argentina con il Camerun, la seconda contro l’Unione Sovietica entrando dalla panchina e la terza proprio in finale. Lorenzo entra nelle grazie di Bilardo per la sua tenacia e la sua disciplina tattica dimostrata in Argentina con l’Argentinos Juniors e decide così di portarlo al mondiale. Bilardo ammira le doti di Nestor al punto di volerlo al Boca quando nel 1996 ne diventa allenatore. In molti, soprattutto in Argentina, considerano Lorenzo molto fortunato perché si trovò al posto giusto al momento giusto. Quella finale, forse la più brutta finale degli ultimi tempi, la giocò da titolare perchè l’Argentina fu costretta a giocarla chisua in difesa con una squadra rimaneggiata e con un Maradona a mezzo servizio.

Oggi Nestor Lorenzo si è legato professionalmente a Josè Peckerman (che ebbe modo di allenarlo ai tempi dell’Argentinos Juniors) e allena il reparto difensivo delle sue squadre. Insieme hanno allenato l’Argentina ai mondiali del 2006 e ora la Colombia.

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marco.napoletano

marco.napoletano

Nato a Bari nel 1982, laureato in economia e commercio e specializzato in marketing. Amo la mia città e non ho mai pensato di andarmene. Ora faccio il dottore commercialista, ho un blog che parla di libri: libripagineparole.blogspot.it e scrivo di sport su blogdisport.it .

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