Le Storie

La prima cosa bella

È molto difficile parlare di Davide Nicola. Troppo difficile. Il rischio è sempre quello di banalizzare una personalità semplicemente complessa. Senza dubbio sorprendente. Almeno per chi fino a stamattina fosse esclusivamente a conoscenza dei risultati, ottimi, conseguiti sul campo. A Livorno attestati di stima sono piovuti nei confronti del loro beniamino in procinto di affrontare una nuova avventura, idolatrandolo così tanto che a noi sembrava quasi esagerato. Ma che c’avrà di speciale, ‘sto Nicola poi? Tanto. Son bastate quattro chiacchiere, peraltro indirette, per capirlo. Si è aperto un mondo. Talmente ampio e colorato che i concetti calcistici son quasi passati in secondo piano. Son stati un contorno attorno al quale presentare uno dei personaggi che sembra destinato a restare nella storia di questo club. E no, non sembra uno di quei tanti voli entusiastici che noi baresi siamo spesso abituati a fare. Nicola si è portato dietro un carico affascinante degno del lavoro che facciamo. Raccontare storie. Nicola sembra l’uomo giusto al momento giusto per scriverne altre. La personalità più adatta per risollevare un ambiente che dal paradiso sfiorato stava rischiando di sprofondare all’inferno. Già sentiva le fiamme. Il calore del pubblico trasformato in fischi e rabbia da consumare. L’idolo Sciaudone, innalzato a re e poi al centro di critiche e dell’episodio che forse traccia una riga netta pronta a delimitare il confine tra ciò che è stato e ciò che dovrà essere. E lo testimonia l’abbraccio che i duecento tifosi hanno regalato a giocatori e allenatore al termine del primo allenamento del nuovo mister. Un gesto di pace, con la voglia di ricominciare e mettere da parte il rancore.

Nicola, dicevamo. Uno con le palle. E che le pretende dai suoi ragazzi. Come pretende intensità e rapidità. L’obiettivo è di allungarla sempre più quella riga e di guardare il meno possibile al passato. Di cancellare tutto ciò che è stato da agosto a novembre. La prima idea è già scritta: allontanarsi dalla disarmante presunzione di cui si è vestita la squadra e velocizzare il gioco eccessivamente lento. Non deve più esistere il prolungato e inutile possesso palla. Solo tocchi rapidi e costanza nel proiettarsi nell’ultima fetta di campo. Quella decisiva. È lì che Nicola (foto tuttobari.com) vuole la supremazia territoriale. È lì che pretende di arrivare come un martello per poi schiacciare gli avversari e far vedere chi è il più forte. Nicola vuole vincere, ha ambizione. E non bada molto all’estetica, nonostante abbia sempre fatto giocare bene le sue squadre. Ma quella è una netta conseguenza della mentalità che adesso al San Nicola dovrà radicalmente cambiare. È un uomo spogliatoio. Un comunicatore che offre non troppe parole, ma neanche troppo poche. Un pedagogo inedito. Insomma, il prototipo dell’essenzialità all’interno di uno spogliatoio in crisi e bisognoso di motivazioni e scosse.

Di Nicola affascina la sua predisposizione filosofica di fronte alla vita. Una caratteristica che è stata il leitmotiv della sua carriera e certamente consolidata dal triste dolore che ha convissuto con lui e con il quale ha combattuto. Non ha più paura di nulla. È lucido, potrebbe parlare ore e non annoiare. Quel suo bagaglio culturale talmente ampio non riesce a non incidere nel cuore di chi ascolta. Adotta una parola costantemente associata al suo modo di pensare: nessun problema, ma soluzioni. Come John Lennon. Crea metafore e filosofia. Quale miglior modo di presentarsi e restituire sogni a una città e a una squadra se non con l’aiuto di un alpinista? Il suo Bari è un alpinista che deve cambiare angolazione, dice. Deve smettere di guardare la lontananza della vetta. È così che è venuto meno l’equilibrio. Deve solo intensificare l’impegno, recuperare (e recuperarsi) e poi muoversi passo dopo passo. Tutto il resto sarà logica conseguenza davanti al torneo più lungo e incerto. E chissà che per Paparesta davvero non sia La Prima Cosa Bella. Allora sì che lo chiameremo Nicola di Bari.

Non ci resta che scalare. Tutti nella stessa direzione, certi di una cosa. Che uno come Davide Nicola, comunque vadano le cose, era il meglio che potesse capitare su una panchina tanto bisognosa di un personaggio così profondo. Inizia il viaggio. Ma non guardate la vetta. Immaginatela e per incanto diventerà realtà.

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1 Commento

  1. Giuseppe
    19 novembre 2014 at 19:19 — Rispondi

    Come può avere paura di qualcosa uno che ha subito la cosa più brutta chensi possa subire? Colìn, sfasc tutt cos!

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