Le StoriePartite

Da quando sono nato io tifo te, di Edoardo Gallo

Intravedo la prima maglia biancorossa nel lontano 1966, in un Bari-Akragas: 1-0 goal da calcio d’angolo del mitico Bruno Cicogna e la mia infanzia al “Della Vittoria” è trascorsa senza grandi  sussulti tra serie C e serie B, quando, in occasione di una befana, finalmente ricevo in regalo la mitica maglia biancorossa del mio primo idolo Lucio Mujesan , grande cannoniere, e il ricordo non può non andare a galletti, al compianto Muccini, a Spimi, a Pasquale Loseto, a De Nardi, a De Petrini, al grande D’Angelo che ci guarda da lassù, a Galli, a Correnti, a Diomedi al mitico Zignoli, a Mario Fara.

Perché ti ho scelto? Perché sei la squadra della mia città, perché era troppo facile tifare Inter, Juve o Milan. E quando ho capito che ti avrei amato e seguito per tutta la vita? In un momento di grande sofferenza, perché il tifoso deve seguire la propria squadra “SEMPRE”, soprattutto nei momenti più tristi ed infelici. Vorrei trasmettere queste mie emozioni ai tifosi più giovani, a fargli capire che quando si ama, quando si soffre, il calcio diventa ancora più bello. In una fantastica notte di fine giugno 1968 mi accingo a partire alla volta di Bologna per la prima trasferta della mia vita. Gli spareggi del Bari a Bologna contro l’Atalanta per sancire il nostro ritorno in A.

Il presidente è il professor De Palo, allenatore il sergente di ferro e mai dimenticato Lauro Toneatto. La trasferta, al seguito di mio padre che mi ha inculcato questa eterna malattia, viene organizzata dal duo Cusmai-Boccuzzi, all’epoca in cui non esisteva il tifo organizzato e gli ultras non avevano ancora la cassa di risonanza odierna. Arriviamo a Bologna la mattina dopo aver percorso tutta la riviera romagnola e finalmente si va allo stadio, in una giornata caldissima ed afosa di giugno. Lo stadio di Dall’Ara è quasi tutto biancorosso, arbitra Monti di Ancona. L’Atalanta ci butta fuori dalla serie A, vincendo con un secco 2-0, la partita viene anche sospesa perché ad un certo punto i nostri tifosi fanno scomparire i palloni dal campo.

Alla fine della partita, in un clima di sconforto e di tristezza, scoppio a piangere e capisco che questa squadra non posso abbandonarla più. Il resto è storia recente: nel luglio 2010 fondo insieme ad altri amici e malati della BARI la Associazione Sportiva Giovanni Tiberini 1908 intitolata ad uno dei padri fondatori della squadra della nostra città, ed un sogno si avvera. Con difficoltà e sacrifici riusciamo a portarla avanti, tenendo lontani le chimere commerciali che servono per portare avanti una associazione di tifosi. Poi l’incredibile esperienza dello “tsunami biancorosso” che ha visto la nostra associazione in prima linea nella raccolta di circa 18.000 firme, 18.000 anime biancorosse che ad un certo punto hanno smesso di lamentarsi e di criticare, ma che hanno deciso di fare.

La ciliegina sulla torta è stata la scalata di Gianluca Paparesta ai vertici della società. Oggi la Bari ha aperto un nuovo corso della sua lunga vita, ci sono e ci saranno sempre 1000 difficoltà da affrontare, ma la forza d’animo, l’abnegazione, la grinta, la determinazione con cui i nostri beniamini affronteranno tutte la partite, ci daranno per sempre la speranza che la squadra non si darà mai per vinta. Questa mia piccola testimonianza è scritta per le generazioni piu giovani: tifate sempre per la squadra della vostra città, siatene orgogliosi.

Edoardo Gallo, un tifoso qualunque.

Post precedente

Elogio del doppiofedista, di Giuseppe Catalano

Post successivo

Si sono mangiati il galletto

Guest

Guest

Tutte le storie inviate dagli amici di "Che Storia La Bari": tifosi, appassionati, amici e perché no anche nemici. Anche se, per il nostro modo di intendere il calcio, i nemici non esistono.

Nessun commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>