Le Storie

Un fiore sta per nascere?

Forse è la speranza che ogni anno accompagna i tifosi del Bari. E’ l’auspicio d’agosto, accompagnato da nomi importanti e un campionato che alla griglia di partenza vede il Bari sempre partire in prima fila. Quest’anno, invece, la musica è un po’ diversa. Il Bari non parte in prima fila, anzi. La società di Giancaspro, seppur si sia mossa sul mercato, non è considerata la squadra da battere. Le squadre più attrezzate sono le retrocesse dalla Serie A e, come ormai la storia insegna,  le squadre che salgono dalla Serie C. Bari è avvolta da uno scetticismo inquietante. Non sono stati sbandierati obbiettivi. La campagna abbonamenti non è ancora partita. In panchina c’è un allenatore alla sua prima esperienza tra i professionisti. Il Bari parte ufficialmente a fari spenti, senza nessuna etichetta sulla fronte e senza nessuna particolare pressione. La storia racconta una strana coincidenza: i biancorossi, quando sono partiti a fari spenti, hanno sempre fatto meglio. Anche questa, in fondo, è una piccola speranza a cui ci si aggrappa.

Che squadra, però, sta nascendo? Nella silenziosa Bedollo, mister Grosso è a lavoro per costruire un squadra che giochi e faccia divertire. Il mantra che sta accompagnando questi giorni di ritiro è quello che ha accompagnato la carriera di Grosso: “Non dobbiamo avere paura di fallire ma il coraggio di provarci”. Chi meglio di lui, quella notte il 9 luglio del 2006, può raccontare questa emozione nella vita. Il terzino della nazionale sta provando a traslare questo pensiero in termini tattici. Non è sicuramente facile ciò che sta provando a fare, perché sta lavorando con la squadra che di fatto lo scorso anno non è riuscita a proporre gioco né con Stellone né con Colantuono. Qualche ritocco interessante è già a lavoro in Trentino ma ha l’arduo compito di rivitalizzare chi lo scorso anno ha fallito.

Urla, indicazioni tattiche e nomignoli. “Crì, Ciccio, Migj” queste sono solamente alcune delle abbreviazioni utilizzate dal mister per richiamare i suoi, in questo caso Galano, Brienza e Basha. E’ questo il Grosso- pensiero applicato in campo. In conferenza di poche parole, solamente una ripetuta sino alla nausea: lavoro. Questo è ciò che ha mostrato Grosso nei primi giorni di ritiro. L’ex tecnico della primavera della Juventus ha ancora una mentalità che si avvicina più a quella da giocatore che da allenatore dal pugno duro. Prova ad insegnare calcio. Prova a spiegare i movimenti. Ciò che devono fare in campo e l’esatta posizione che devono occupare i suoi giocatori. E se non vengono rispettate le indicazioni, ecco che Fabio Grosso urla e ferma il gioco per far ripartire l’azione dall’inizio. Massimo due tocchi ed un giro palla veloce. Traccia tattica che poi si è vista, seppur ancora da rodare, già nel match contro la Fiorentina, terminato 1-1.

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Fonte foto: Passione Bari- Radio Selene

L’impronta tattica è chiara: 4-3-3 improntato alla costruzione del gioco sin dalle retrovie. I centrali difensivi avranno un ruolo fondamentale nell’idea tattica di Grosso, preleveranno palla dal portiere per poi scaricarla o sulle fasce occupate dai terzini o affidarla al regista. Un tasto su cui ha insistito molto in questi giorni di ritiro il mister è stata la presenza dei triangoli, sopratutto sulle catene esterne. Ha lavorato molto sull’intercambiabilità tra terzino, interno di centrocampo ed esterno d’attacco. Uno stile di gioco, che ricorda quello di Sarri, che permette agli interni di centrocampo di inserirsi nell’area di rigore avversaria, all’esterno di inserirsi alle spalle della difesa avversaria e al terzino di andare al cross se si arriva sul fondo. Importante, anche, il ruolo della punta nello scacchiere tattico di Grosso: l’attaccante deve proporsi e giocare di sponda per l’esterno che si accentra o per l’interno di centrocampo. Un altro movimento provato è quello della sponda effettuata dall’esterno: uno dei due esterni si stringe all’interno del campo e l’altro, esattamente dal lato opposto, si allarga per aprire le maglie della difesa avversari. Questi sono i movimenti principali provati e riprovati dal tecnico biancorosso, idee che poi si sono viste anche nel match contro i gigliati a Moena.

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I triangoli applicati da Sarri con il suo Napoli Fonte foto: PianetaNapoli

Manca ancora qualcosa, però. E’ inutile negarlo. Il Bari, per fare il salto di qualità, ha necessità di qualche pedina che dia qualità alla manovra. Le idee di Grosso sono brillanti, innovative ed anche vincenti. Per applicarle c’è bisogno degli uomini giusti. In cima alla lista degli obbiettivi c’è un difensore centrale che possa impostare l’azione sin da dietro, perché Moras, Capradossi, Tonucci e Masi non rappresentano l’identikit giusto per applicare il gioco pensato dall’ex mister bianconero. C’è bisogno anche di un regista, seppur Basha abbia svolto in maniera ottima il ruolo contro la Fiorentina. L’albanese, però, non ha nelle gambe 42 partite di Serie B, trovare un sostituto all’altezza è d’obbligo. Queste sono le pedine fondamentali che Sogliano deve ricercare sul mercato ma ha anche la necessità di limare la differenza tecnica tra titolari e riserve perché il match con la Fiorentina ha dimostrato, ancora una volta, che c’è un abisso tecnico tra gli 11 iniziali e le riserve. Ed in un campionato lungo e logorante come la Serie B, è questo a far la differenza.

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Classe 1997, studente presso la facoltà di Scienze della Comunicazione a Bari. Con un sogno nel cassetto: raccontare emozioni. Innamorato dei colori biancorossi, patito di calcio ed amante dello sport.

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