Le Storie

Vivo di emozioni che nemmeno tu sai di darmi – di Guido Cavallaro

Guido Cavallaro, studente di giurisprudenza, diritto d’impresa, da sempre appassionato di questi colori.  È difficile raccontare quello che ho provato in quei mesi, quello che è successo a Bari, quella magia, quelle lacrime di gioia prima e tristezza a Latina, ma quei mesi non me li dimenticherò mai. La passione quella vera, viscerale per questi colori biancorossi tramandata di padre in figlio e fratello, da sempre allo stadio, da sempre in tv insieme io mio padre e mio fratello quando il Bari gioca fuori. Mio padre non ama lo stadio, io e mio fratello si e quindi la telefonata durante l’intervallo e poi a fine partita, mentre fuori casa, li incollati davanti alla tv, stesse posizioni guai a cambiarle, le nostre urla, e alle volte le chiamate dei condomini. Non è stato un anno come tutti gli altri questo 2013/14, a aparte l’inizio della squadra solite sofferenze, gruppo che annaspava nelle parti basse della classifica, ma come dice uno striscione “come prima più di prima t’amero“. Dicevo, non è stato un anno come gli altri, vado via a ottobre fino a febbraio in Erasmus in Spagna e seguo attraverso un pc (rotto) le vicende di una squadra in difficoltà, solite partite mediocri e chi tifa Bari è abituato, poi all’improvviso la scintilla, l’autofallimento, le corse in piazza a contestare, i veleni, i pianti erano serviti a qualcosa, ed è come se fossimo rinati, iniziamo a vincere con il Lanciano e poi con l’Avellino, lo stadio piano piano ritorna a essere popolato ma è qui che si ferma la mia gioia. C’era qualcosa che ci era capitata più difficile di una partita, una battaglia che avrebbe dovuto combattere mio padre, giunta cosi all’improvviso senza un perchè, senza un preavviso, quelle battaglie che si ha paura di perdere. Era la vigilia di Bari-Empoli, lui decide di tornare allo stadio che non ha mai sopportato per caos, confusione, cosi all’improvviso ho capito che buttarsi giù era inutile che il coraggio era l’unica cosa che doveva farmi andare avanti perché ho visto nei suoi occhi la voglia di lottare, di non mollare di esserci sempre e comunque. Andiamo in tribuna ovest, un posto che non amo, la mia casa è la curva nord ma non mi interessava nulla quel 6 aprile ero li con lui e mio fratello, partita difficile,giocavamo contro la seconda in classifica ma era già iniziata la Bari mania, entriamo in campo, si vede, li mangiamo, lottiamo su tutti i palloni , prima Daniele Sciaudone ci fa impazzire, l’urlo di mio padre, poi la semirovesciata di Galano che mio padre si perse perchè era intento ad ammirare la curva e poi Joao, 3-0, emozioni, brividi biancorossi, ho 27 anni e di partite bellissime del Bari ne ho viste, alcune davvero memorabili, ma questa è la più bella perché è piena di significato. Fine partita, rimaniamo un altro po’, parte l’inno mi giro verso mio padre, si commuove, allora vado da lui e gli dico “è come te ‘sta squadra“, ecco perché alle volte il calcio, la squadra del tuo cuore va oltre il calcio, ma è anche vita e ti sa dare emozioni fortissime. Il resto è storia, sono mesi in cui un gruppo di ragazzi fantastici ci ha fatto non pensare, ci ha fatto credere che bisogna lottare sempre e non importa dove vai a finire, non importa se alla fine le favole non sono tutte a lieto fine ma se lotti sei invincibile, quel Bari, quello che per sempre sarà dentro di me quello che mi ha fatto credere che il calcio può permetterti di non pensare alle prove che la vita ti mette davanti sarà per sempre nel mio cuore. Il sogno si è interrotto a Latina, ero con i miei amici, mio fratello, facce tristi e sconsolate quasi in lacrime e io insieme a loro, ma questo è il calcio, e il calcio come si sa, è di chi lo ama. Penso che ognuno di noi in quei mesi, parlo di chi ama davvero il Bari si sia fermato in quei giorni pazzi e il pensiero unico era solo “quanto vorrei che questo campionato non finisse mai” l’ha pensato sicuramente anche mio padre vincendo la sua battaglia e credo che quella squadra l’abbia aiutato, anzi ne sono sicuro, ecco che cosa sono stati quei pazzi, magnifici mesi.

Post precedente

Non supereremo mai questa fase - Di Domenico Brandonisio

Post successivo

Contesta La Bari

Guest

Guest

Tutte le storie inviate dagli amici di "Che Storia La Bari": tifosi, appassionati, amici e perché no anche nemici. Anche se, per il nostro modo di intendere il calcio, i nemici non esistono.

Nessun commento

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>